Con passione

Intervento della corsista

Ciao a tutte, sono la mamma di E. (6 anni – T21). E. frequenta l’ultimo anno di materna e da quest’anno ha incominciato ad incuriosirsi ai bimbi che lo circondano e a cercarli per interagire. Se non trova gran partecipazione gioca da solo tranquillamente oppure cerca la compagnia di un adulto. Nei tre ambienti che vive (terapiste-materna-casa) mette in atto relazioni diverse. Si continua a lavorare sull’oppositività che nel suo caso è dovuta al carattere “testardo” e cocciuto e dalla sua volontà di fare da solo senza intromissioni! Spesso per questo vai frustrazione arrabbiandosi e rinunciando. Per fortuna spiegandogli e ricordandogli di chiedere aiuto con la parolina “aiuto” quando sente di non riuscire, lascia che gli diamo (sia io che le figure professionali) quel piccolo aiuto facendo insieme e mostrandogli come fare.in questo modo si sente capace di poter proseguire col gioco.
Come terapie lui ora sta continuando logopedia ( con ausilio di caa, nonostante da qualche settimana dimostri un rifiuto all’uso delle immagini e prediliga i gesti) ed ha iniziato terapia occupazionale.

In questi ultimi due mesi ho notato nella relazione tra me & mio figlio un modo differente di interagire nel gioco insieme. Cerco di spiegarmi meglio: quando gli propongo un attività/gioco con l’intenzione di “iniziare ad imparare” qualche suono sillabico nuovo oppure contiamo gli animaletti aiutandoci con le dita delle mani, lui interrompe subito il gioco alzandosi e fisicamente allontanandosi da me iniziando un gioco tutto suo oppure vuole cambiare la modalità dell’attività decidendo lui come portarla avanti e facendomi capire che devo seguire le sue modalità.

[…] Quando E. cerca di fare qualcosa da solo per es. fare una costruzione con il lego oppure impilare dei libri od oggetti di forme diverse e non riesce subito a centrare i cubi oppure a far state dritta la torre, riprova per una/due volte e se non ce la fa ancora si arrabbia. In quel momento se gli chiedo se necessità di aiuto oppure se possiamo vedere insieme perché non riesce il gioco, lui si arrabbia e categoricamente mi dice di no, allontana da se gli oggetti buttandoli ed incrocia le braccia. Se ripropongo il gioco in un altro momento e non riesce nei suoi intenti si arrabbia nuovamente e non vuole l’aiuto. Questo comportamento avviene quasi sempre per qualsiasi attività. Ecco, intendo oppositivo questo modo del bimbo di rifiutare gli aiuti, i suggerimenti di altre persone. Anche quando ha iniziato a camminare solo o a fare i gradini, mi allontanava sempre fisicamente da lui perché voleva fare solo.

Ci sono delle volte dove si lascia aiutare ma finalizzato al poter proseguire il gioco, che comunque deve procedere come dice lui e decide lui, altrimenti molla tutto e se me va cambiando gioco o luogo del gioco. Finora non sono riuscita mai a proporgli dei giochi dove ci sono delle modalità da seguire o regole. Le terapiste stanno lavorando sul “gioco insieme “ ,sul lasciare spazio anche all’altra persona di poter scegliere ,cambiare, introdurre una variante al gioco.

IL GRASSETTO E’ MIO (RACHELE N.) E LO USO PER SOTTOLINEARE CHE GIA’ IN QUESTA PRESENTAZIONE DI QUEL CHE ACCADE CI SONO POSSIBILI PISTE DI SOSTEGNO (O RISOLUZIONE?!) ALLA PRIMA CONDIVISIONE, QUELLA DI CUI SOPRA.

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