In che modo ci stanno supportando alcuni dei criteri del metodo Feuerstein nelle esperienze di apprendimento: significato e trascendenza. La nostra esperienza di mediazione del senso di competenza.

L’emozione antagonista della paura, invece, è il coraggio. Anzi, nella scuola l’incoraggiamento. Molti studi successivi a questa intuizione hanno riconosciuto che l’incoraggiamento corregge più del rimprovero.

Puo’ un errore diventare occasione di crescita e formazione?
Come trasformare una fatica dell’apprendere in una buona occasione per accrescere il senso di competenza del proprio sé?
Come possiamo accendere la mente deI nostri figli e favorire in loro resilienza?

Si può parlare di apprendimento anche come di un processo che avviene quando si riesce a dare senso alle proprie esperienze vissute: un bambino, un ragazzo, apprende quando, in uno sforzo personale, riesce a dare senso, significato, a quanto vissuto.
In un percorso di apprendimento, può anche capitare di errare: letteralmente vagare, andare senza una meta certa. È dunque insito nell’errore l’idea dell’andare, del movimento, del tentativo, del provarci. L’errore non è di per sé una rinuncia al compito, una consegna in bianco, un abbandono, un atto di sfiducia in sé.
Di questo si tratta: l’errore è quando la mente si muove in una certa direzione ma senza certezza oppure senza la consapevolezza delle modalità più opportune e dei propri strumenti a disposizione per arrivarvi.
Lungo il proprio percorso di apprendimento si possono dunque compiere degli errori o vivere l’esperienza del non farcela.
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Per parlare di errore, fatica, della paura di non farcela e di metacognizione vi racconto di una esperienza che abbiamo vissuto proprio qualche giorno fa io e Samuele!

Era un momento dopo pranzo: addormentato Gabriele, io e Samuele ci eravamo ricavati del tempo per giocare insieme. Gli avevo proposto di completare un’attività di coloritura con i pastelli che avevamo intrapreso qualche giorno prima, ma… lui non ne aveva per niente voglia!

Concordato allora che avremmo fatto prima un gioco che piaceva a me (colorare insieme) e poi un gioco che piaceva a lui, abbiamo ripreso a colorare un’immagine che avevo scaricato da internet: per ogni pezzettino di erba colorato avremmo chiamato un animale a mangiare quanto colorato!

Samuele non ha accettato questa proposta: mi ha detto che voleva colorare tutto di seguito , senza interruzioni e poi giocare con gli animali insieme.


Gli ho fatto presente che si trattava di ben sei pezzettini di erba, che forse diventava difficile… li abbiamo contati insieme e lui ha comunque deciso di colorarli tutti senza pause e che avremmo preso gli animali dopo mettendo poi così via il disegno (era questo il suo vero obiettivo: farla finita con questo disegno!).

Solo che, ad un certo punto, dato anche l’orario e la stanchezza del dopo pranzo, la fatica si è fatta proprio sentire e Samuele non avrebbe più voluto procedere. Basta. Fine. Non c’era modo di convivercelo a concludere quell’ultimo pezzettino di erba.

Dovevo scegliere in fretta, molto in fretta: cosa fare in quel momento? Come reagire a quella sua presa di posizione così netta?
Poiché in questo periodo mi sembra molto importante dirci che possiamo stare (il nostro già citato sostare) nei momenti di fatica trovando un modo per superarli, dopo diversi miei tentativi per concludere insieme quel lavoro, guardandolo bene “occhi – occhi”, ho affermato in modo dolcemente risoluto che sarei andata in divano ad aspettarlo, attendendo cioè che lui completasse quel lavoro da solo, sottolineando quanto fossi sicura che lui sarebbe stato in grado di finire quel preciso pezzettino di disegno da solo.

È così è stato: dopo essersi assicurato che io fossi veramente in divano ad aspettarlo, si è organizzato con i materiali che aveva a disposizione e ha completato quanto mancava!!!!

A quel punto naturalmente non aveva più importanza per me l’azione di coloritura in sé, perché in quel momento era diventato prioritario che lui riuscisse a trovare il modo di reagire a una situazione di difficoltà, portando a compimento un compito concordato prima insieme.
La capacità di essere persone resilienti non ci è data in dotazione, non è innata, ma va allenata e curata, a mio avviso, fin da piccolissimi, proprio a partire dalle piccole-grandi esperienze scolastiche e domestiche che si presentano quotidianamente e che l’adulto mediatore deve essere in grado di riconoscere e cogliere.
Il senso di competenza del proprio sé (la percezione soggettiva del sentirsi competente è altra cosa rispetto all’essere realmente competente!) va, allo stesso modo, sostenuto e guidato affinché poi un giorno, in completa autonomia, i nostri figli e alunni possano ritenersi realmente in grado di attivare strategie per superare una certa difficoltà o per portare a termine un lavoro/una consegna/un compito affidato a loro da altri e che magari li interessa e motiva poco o nulla.

In che modo questo errare è diventato occasione per accrescere il senso di competenza del sé di mio figlio? E come ci stiamo riuscendo?

Quando Samuele, concluso il proprio compito, mi ha raggiunto in divano soddisfatto– felice e anche un po’ emozionato, ho messo in atto due dei criteri della mediazione proposti dal metodo Feuerstein: trascendenza e significato. Non si è trattato di utilizzare (figurativamente) la “penna rossa”, di sottolineare e imprimere nella sua mente cioè il suo precedente “errare”, focalizzando la nostra attenzione su quel frammento di stanchezza e di disorientamento vissuto prima. Non si trattava nemmeno di dare importanza al prodotto finale richiesto, al disegno colorato: non importava più cosa e come avesse colorato ma che lo avesse fatto e da solo! Andava festeggiato alla grande quel processo cognitivo che lo aveva portato a farcela, a superare una difficoltà, andando oltre un modo di fare che non lo avrebbe sostenuto in un processo di maturazione e andava sottolineato il suo sentirsi bene e soddisfatto per avercela fatta e la mia gioia per questo piccolo-grande traguardo da lui raggiunto.

Che cosa sono in definitiva gli errori? Sono informazioni. […] L’errore non è dovuto a cattiva volontà né al fatto che il bambino non sia capace (lui ha investito energia nel compiere quel percorso, benché alla fine non sia arrivato dove voleva), ma al fatto che, per così dire, la segnaletica a disposizione del suo cervello l’ha indirizzato su una strada che non conduce alla meta desiderata. Perché il cervello commette errori? Perché è un elaboratore, un trasformatore, non un ripetitore.

D. Lucangeli, A mente accesa, 2020, Mondadori

Era dunque il momento di festeggiare il suo aver trovato una soluzione e avercela fatta, e per di più da solo!
E così ho sottolineato due aspetti di questa esperienza importante, rispondendo a queste domande che mi frullavano per la testa in quel momento:

  1. Perché è importante quanto accaduto? Quale il significato/ il senso anche relazionale-affettivo di questa esperienza di apprendimento? Questa esperienza è significativa: è portatrice di quale preciso significato per la vita del mio bambino?
    Ad esempio che Samuele, anche se è stanco e non ha voglia di portare a termine un certo compito, può trovare il modo e le risorse per farcela! Perché ha trovato il modo per dirsi dentro di sé come fare a risolvere questa fatica, perché la sua mente e il suo corpo hanno trovato una strada per reagire alla fatica e alla non-voglia, andando oltre degli schemi di comportamento e di pensiero finora utilizzati! Appartiene alla mediazione del significato anche l’espressione verbale e non verbale del mio incoraggiamento e felicità per il suo risultato raggiunto: è molto importante incoraggiare buone esperienze di apprendimento e gioire con il bambino per i risultati raggiunti!

Perché anche questa espressione di soddisfazione e gioia dell’adulto mediatore (sia esso il genitore, l’insegnante, la logopedista, ecc) per i risultati che il bambino ha raggiunto renderà più significativa l’esperienza e la imprimerà nella mente come ricordo emotivamente positivo, molto positivo, tale da aprire la sua mente a altre opportunità di cambiamento.

2. Quando, per quanto tempo e dove sarà importante questa esperienza ? Questa esperienza diventa maestra di Vita per altre occasioni? Vado oltre il mio oggi, guardo al passato e al futuro, trascendo questo preciso momento e creo dei “ponti” dentro la nostra mente ieri-oggi, e soprattutto oggi-domani. La trascendenza “è l’aspetto dell’esperienza che va oltre l’obiettivo o l’abilità immediati e si riferisce al modo in cui ciò che viene vissuto può essere proiettato nello spazio e nel tempo”1. Questa esperienza, vissuta così, perciò apre la mente ad altre possibilità di azioni future del corpo e della mente, traendo vantaggio proprio dall’errare di oggi, amplificando il repertorio di buone risposte e di buone strategie di cui la persona potrà disporre anche in futuro.

E sapete infatti cosa sta succedendo in questo periodo?

Che ogni volta che Samuele sta vivendo la fatica di portare a compimento un compito, o quando io e il suo papà riconosciamo che sta per crearsi per lui una situazione di difficoltà che potrebbe portarlo a fermarsi, richiamiamo alla mente proprio questo preciso episodio di Vita, questa esperienza di apprendimento che è stata così significativa (significativa anche perché è stata valorizzata e vissuta in una dinamica di mediazione), recuperando il ricordo anche delle risorse messe in campo quella volta, delle opportunità di autonomia e di indipendenza che lui sta costruendo per sé, incoraggiandolo ad affrontare le imminenti e concrete sfide delle giornate!


Quindi sì: a partire da una esperienza di fatica, cogliendo l’occasione della errare, di disorientamento stiamo sostenendo entrambi i nostri bambini lungo le loro traiettorie di apprendimento. Questa, infatti, non è una questione solo per cromosomi fuori posto!
Questa è la storia di tutti noi, storia di ogni giorno, di noi o dei nostri ragazzi, di tutti quelli che, in movimento, erranti, possiamo fare esperienza di errore o della fatica di non sapere come fare ma che, proprio a partire da essa e grazie all’intervento di un mediatore ottimista e consapevole possiamo accorgerci delle risorse in noi o scoprire strategie opportune per raggiungere la meta di oggi e del domani.
Per noi è davvero fondamentale che i nostri figli possano sentirsi realmente competenti, vogliamo dare loro la possibilità di comprendere che l’esito raggiunto in una precisa situazione di fatica è frutto della loro personale e reale competenza2 e che quanto vivono oggi è importante per la loro crescita e per imparare a affrontare le sfide del domani.


Testi suggeriti per approfondire e bibliografia di riferimento:

  1. Reuven Feuerstein, Raphael S. Feuerstein, Lois Falik e Yaacov Rand, Il Programma di Arricchimento Strumentale di Feuerstein, le Guide Erickson, pp. 114 e 115
  2. Reuven Feuerstein, Raphael S. Feuerstein, Lois Falik e Yaacov Rand, Il Programma di Arricchimento Strumentale di Feuerstein, le Guide Erickson, p. 118: Per sentirsi competenti si deve ricevere una mediazione che aiuti a capire che quello che si fa è un riflesso delle proprie capacità. […] La mediazione di questo parametro poggia perciò su due esigenze in qualche modo diverse: (1) creare per l’allievo situazioni in cui possa far esperienza della propria competenza e in cui questa competenza possa essere interpretata, compresa, accettata ed elaborata; e (2) aiutare l’allievo ad apprezzare e a potenziare quelle aree in cui possiede già delle competenze ma che non sono ancora sufficientemente parte del suo concetto di sé. […] Il senso di competenza viene regolato dalla percezione soggettiva di chi apprende e il mediatore deve dosare con cura gli aspetti di novità e di complessità dei materiali con cui l’allievo si misura. Devono essere sufficientemente familiari da farlo sentire a proprio agio, ma abbastanza nuovi perché possa mettersi alla prova.
  3. M. Minuto e R. Ravizza, Migliorare i processi di apprendimento. Il metodo Feuerstein: dagli aspetti teorici alla vita quotidiana. Le Guide Erickson.
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Il Programma di Arricchimento Strumentale di Feuerstein: 👉🏼 euro 27,55. Link Amazon: qua.
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Rachele Nicolucci
Autrice, fondatrice e coordinatrice di “Sindrome da Apprendimento”.

Expert Teacher in organizzazione scolastica,

formata anche con la pedagogia della mediazione Feuerstein,

studio continuamente e mi appassionano la metacognizione e i processi cognitivi dell’apprendere in ottica neuropedagogica.

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Sindrome da Apprendimento

Mi occupo di apprendimento e di metacognizione, promuovo la libertà intelletuale di chi vuole essere agevolatori di aiuto per migliorare realmente il modo in cui istruiamo e formiamo i nostri figli.

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