La prima casa è stata la mamma. Per questo la paura più grande, per i bambini e per certi adulti, è quella di essere abbandonati da lei.

[…] È in quell’oceano di vuoto che un bambino sente di “essere” per la prima volta, ed è proprio lì che troverà le ragioni per mettersi in viaggio verso il prossimo e imparerà ad affrontare tutto.

Domenico Barrilà


Siamo tutti coinvolti e affaticati dalla situazione sociale di questo nostro tempo: sicuramente il Covid ha già influenzato la nostra quotidianità. E io, ad esempio, che è da mesi che cerco di accettare l’equilibrio che la mia famiglia ha dovuto ricreare per affrontare questa emergenza, rischiavo di dimenticarmi che, in fondo, si tratta di una anomala quotidianità

Così, qualche settimana fa, ci ha pensato Samuele a ricordarmi che si tratta solo di una situazione momentanea, che di accettabile ha gran poco.

Avevamo deciso di fermarci per un saluto a degli amici con i quali tuttavia, in via preventiva, non avremmo avuto un contatto diretto: ci avrebbero salutati dal balcone.

Avevo preparato i miei bambini, anticipando loro cosa avremmo potuto fare e cosa non avremmo fatto in quella occasione specifica. Sapevo sarebbe stata una situazione difficile per tutti perché al di là del fatto che siamo soliti frequentare quella casa, in loro sarebbe emerso il desiderio di andare a giocare con quei bambini amici, richiedendo un contatto diretto che al momento non era possibile avere per una serie di motivi.
Avevo spiegato, raccontato, ripetuto coinvolgendo, anticipato. Mi ero assicurata che fosse tutto chiaro. E lo era davvero. Sapevano bene che non avremmo varcato il portone del palazzo. Ed entrambi, Samuele e Gabriele, sono stati infatti molto collaborativi: si sono attenuti alle indicazioni ricevute, scherzando e sorridendo a distanza. Sembrava tutto un gioco in fondo, una nuova esperienza un po’ “pazza”.
Rivedersi a distanza, rivedersi salutandosi dal balcone… giochi figli di questo tempo sociale.



Poi la proposta a Samuele di lasciare una cosa che avevamo portato giusto dietro la porta di casa di questi amici.

Pacco recapitato proprio dietro la porta di casa loro…

Scoppia un grande pianto.

L’intima e sincera espressione dei sentimenti di Samuele mi ridesta.

Non avevo previsto una reazione del genere e ci ho messo qualche secondo a focalizzare cosa stesse avvenendo sotto gli occhi di tutti, anche davanti al piccolo Gabriele che, impietrito e serio, osservava tutto e tutti: Samuele piangeva, un pianto di sincero e profondo dispiacere.
Tra un lacrimone e un altro: “voglio andare dentro”.
Lo abbraccio emozionata, dicendogli che anche a me sarebbe piaciuto stare più vicini e più tempo insieme con i nostri amici, ma che in momento non si poteva proprio. Ancora un po’ di pazienza.

Mi commuove.
Sono tornata a casa emozionata, di più: pensierosa, quasi scossa. Ma grata al mio bambino che sta crescendo e che non teme di dire ciò che prova.
Ha ragione Samuele: io faccio di tutto per dare loro serenità e non appesantire la difficoltà di questo periodo, quasi fosse tutto normale quello che stiamo vivendo.
Ma ha ragione Samuele: non ci si può accontentare di restare a distanza, bisogna “andare dentro”.
C’è bisogno di stare vicini e più tempo insieme.
E bisogna dirlo che lo si desidera ancora, proprio come ha fatto lui. Altrimenti si rischia di dimenticarlo.

Allora, tornati a casa, abbiamo ripreso insieme un libro che ci piace molto: Il posto giusto di Simona Mulazzani e Beatrice Masini.
Forse cogliendone questa volta un messaggio profondo, quasi nascosto ma così tanto appropriato per questo nostro momento: è vero, ognuno di noi ha la propria casa, il proprio rifugio. E c’è chi lo preferisce “sopra” perché “per vedere e per sapere bisogna stare sopra”, c’è chi ama un posto “sotto”, un “buco, una galleria”, chi crede che casa “sia un nido che abbia un dentro”.

MA

dentro al piccolo Scoiattolo, al risveglio dall’inverno, si affaccia una nuova consapevolezza:

<<In quell’altro posto eravamo soli. Qui non siamo più soli. Il posto giusto è dove si sta insieme>>

Il posto giusto
Autore: Simona Mulazzani e Beatrice Masini
Editore: Carthusia
Pagine: 30, copertina cartonata, illustrazioni delicate e chiare.
Costo: euro 18,90
Link: qua

In queste ultime settimane ci siamo dedicati ad altri aspetti di “Sindrome da Apprendimento”: trovi infatti delle novità nella sezione “Esperienze di apprendimento”, pagine in costante aggiornamento, e abbiamo curato gli incontri “SOS 21” in programma, preziosi momenti di confronto positivo e costruttivo tra genitori. Puoi già richiedere la tua iscrizione ai prossimi incontri SOS: stiamo preparando delle belle sorprese!


Rachele Nicolucci
Autrice, fondatrice e coordinatrice di “Sindrome da Apprendimento”

Expert Teacher in organizzazione scolastica – Mi occupo di processi cognitivi dell’apprendere e metacognizione, con un approccio neuropedagogico e della pedagogia della mediazione Feuerstein.

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Rachele Nicolucci

Expert Teacher - Mi occupo di processi cognitivi dell'apprendimento e di metacognizione; promuovo la libertà intelletuale di chi vuole essere agevolatori di aiuto per migliorare realmente il modo in cui istruiamo e formiamo i nostri figli.

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