La mia esperienza con il calendario d’avvento 2021

I genitori della mia generazione sono uomini e donne cresciuti, generalmente, in un contesto che io chiamo della cultura prestazionale: ogni santo giorno, facciamo i conti con il nostro sentirci bravi o non bravi, mamme adeguate o non adeguate alle situazione, confrontandoci con i risultati attesi, quelli che noi stesse ci aspettiamo da noi o che immaginiamo gli altri possano attendere da noi.

Non entro nel merito del perché sia avvenuto tutto questo e di quanto sia forte, in moltissimi di noi, la necessità di approvazione esterna (quindi da parte di genitori, esperti, compagno, amiche, figli, ecc) e dell’impatto che tutto questo ha poi realmente sulle nostre vite, atteggiamenti e benessere, poiché preferisco investire le mie energie per dirti cosa faccio io quando mi sfiora il pensiero di non essere adeguata o quando qualcuno ha provato a insinuare questo ”tarlo” in me (…).

E lo faccio attraverso un esempio di vita concreto e molto recente.

Dicembre… periodo di avvento… di calendari d’avvento. Ci sono stati giorni che, aprendo Instagram, apparivano decine e decine di caroselli, reels e video di altre splendide donne, madri e non madri, che avevano non solo preparato, straordinariamente puntuali, il loro calendario d’avvento (originale, unico, diverso, creativo) e addirittura calendari per altre mamme (calendari dell’avvento pensati per le mamme!!!!) ma che avevano anche trovato il tempo di pubblicizzarli e condividerli tramite social… spettacolare!

Ora… parliamone… in me, in me che da inizio novembre sono immersa nelle dinamiche di un faticoso e stressante trasloco, con tutto quello che comporta il lasciare una casa e insidiarsi in quella nuova… per me, che non solo non ho avuto tempo per mettermi a creare un calendario per Samu e Gabri ma che neppure ho avuto energie per dare spazio a questo pensiero all’interno della mia mente…. in me quale l’impatto di questa abbondanza di proposte di calendari dell’avvento?

Aprire Instagram e trovarmi davanti a questa martellante ricchezza di belle proposte ha fatto scattare anche in me il pensiero: E io? Ma io non ho preparato nulla di tutto questo per i miei amati bambini… Oddio, poveri bambini! Oddio, povera me che non sono… che non ho fatto… come… tanto quanto…

In questi quasi 7 anni di maternità, ho però imparato piccoli passi per danzare serenamente con la Vita, e allora ho re-agito così al mio stesso pensare e valutarmi:

1. Sì, è vero Rachele: non hai avuto nemmeno tempo per renderti conto che si stava avvicinando il periodo del calendario e non hai preparato nulla. Perché è successo? Dove ero in quei giorni? Cosa mi stava tenendo così occupata la mente? E’ stato forse un atto di non-curanza nei confronti dei miei figli?

Io so che ho investito le mie migliori energie per altro: nello specifico per assicurare la sopravvivenza e benessere del mio gruppo famiglia, di figli e marito e di me stessa, in questo tempo di alti livelli di stress da trasloco, che per noi si è rivelato più complicato e complesso del previsto.

2. E’ importante per i miei figli il calendario dell’avvento? È importante per me? Nonostante il trambusto di questo periodo e l’agitazione che a turno tutti e 4 stiamo esprimendo, i miei figli sono generalmente sereni e vivono in una condizione di abbondanza materiale e ricchezza di attenzioni. Sentono forse la mancanza del calendario?

Onestamente non credo. Probabilmente non saprebbero nemmeno dire di cosa si tratta… Anzi, fermandomi a pensarci bene, inizio a ritenere che un regalino al giorno in avvento, nell’attesa del Natale, avrebbe innescato, in noi, una dinamica di ”bulimia materiale” più che un profondo desiderio spirituale del Natale. No, in fondo oggi questa proposta non è importante per noi, poiché non soddisferebbe delle nostre esigenze di crescita e benessere e renderebbe i miei bambini, già abituati a ricevere regali, pensieri e proposte anche senza ricorrenze particolari, dei passivi fruitori.

Avrei potuto allora scegliere un calendario fatto di attività, riflessioni, letture, provocazioni, richieste gentili… ma sento di non avere le energie, in questo momento, per proporre loro quotidianamente anche attività di questo genere, sento che anche questo sarebbe stato ”un di più” per me, uno sforzo e non una proposta davvero rispondente alle esigenze e necessità del nostro gruppo: quest’anno mi sento, infatti, più a mio agio, più certa cioè di potercela fare con successo io mamma per prima, potendo sfruttare la nostra nuova normale quotidianità, fatta di nuove routine, di nuove gestualità, nuovi ritmi, sottolineando serenamente e in modo naturale quello che per noi è importante del Santo Natale.

Allora inizio a capire che il rituale del calendario d’avvento, così come è strutturato da decenni, era per me, per me mamma, una ”sicurezza”: un’idea conosciuta, quasi un’abitudine, una tradizione vissuta prima da bambina e oggi da mamma, tramite cui da un lato lasciarsi coccolare dai ricordi dell’infanzia e dall’altro sentirmi apposto con la coscienza, pensando che questo possa in qualche modo (bastare per) preparare i bambini alla magia e santità del Natale.
Oggi per noi sono cambiate delle condizioni esterne e interne e questo ”rituale” del calendario, così come strutturato, non risponde più a delle nostre esigenze.

3. Quello che conta è essere una madre ”sufficientemente buona”: ricordo a me stessa che i miei figli (così come mio marito e come io stessa) non hanno bisogno della mia perfezione. Come potrei dire loro che vanno bene così come sono, che la cosa importante è crescere consapevoli, autonomi e attivi, se poi io, per prima, volessi apparire ciò che non sono realisticamente?

I miei figli hanno bisogno della mia presenza reale, consapevole e autentica. Hanno bisogno di una madre che sia certa (fiduciosa in se stessa) di essere dotata di quell’istinto naturale di cui parla Winnicott, tale per cui riuscire a provvedere ai loro (e non solo miei) bisogni importanti, quelli profondi e non sempre espressi/esprimibili a parole.

Ricordo a me stessa che i miei figli non hanno bisogno di qualsiasi cosa, di accumulare materiali o proposte, ma di vivere insieme ciò che scegliamo e che possiamo, in termini di risorse, tempo, energie.

Hanno bisogno di qualità, non di quantità.

Non esistono i figli perfetti. Non esistono i genitori perfetti. Esistono i miei figli che hanno bisogno che io ci sia, non solo che io dia/prepari/organizzi/compri/accumuli.

Non ho avuto tempo e energie per un impegno grande e costante come quello del calendario? Bene, troverò un altro modo, di qualità e a misura del nostro gruppo, a modo nostro, per veicolare il messaggio e opportunità che quel calendario mi avrebbe permesso, se ritengo ancora importante quel tipo di messaggio.

Ricordo a me stessa che anche i miei figli, tutti i figli, hanno bisogno di comprendere, guardando/osservando/confrontandosi/parlando prima di tutti con me e il papà, come sia possibile sopravvivere ai propri errori e hanno bisogno di sapere con certezza che è possibile ricominciare o fare diversamente dopo un ”fallimento”, con fiducia in se stessi e nella Vita. 

4. Le mamme che condividono sono una risorsa. Siamo troppo abituati, dal mio punto di vista, a essere competitivi, a fare paragoni, elaborando giudizi e valutazioni di merito, a sentirci bene quando ci percepiamo migliori.
È importante, invece, guardare all’altro come una risorsa. Avrei potuto infatti accettare un calendario di quelli proposti dai vari profili Instagram che seguo e sentirmi parte di una rete che, pur se virtualmente, mi sostiene in questo complesso compito genitoriale. Lì dove non arrivo io o scelgo di fermarmi, c’è sempre qualcuno in grado di darmi una mano. Proprio così facendo, ho trovato la mia fonte di ispirazione in un profilo che presentava la proposta della Christmas Box: mi sono informata e, come ho già raccontato nelle storie Instagram di qualche giorno fa, ho scelto questa alternativa a quella del calendario perché l’ho ritenuta di successo per noi sia in termini di energie necessarie che di messaggi formativi veicolati.

Nello specifico noi usiamo la Christmas Box così: non appena ho potuto (con qualche giorno di ritardo rispetto all’inizio dell’avvento) ho consegnato una scatola ai bambini e a Alessandro con dentro alcuni regalini che avevo pensato per loro e per me (!!!), spiegando che questa scatola del Natale sarà attiva fino alla chiusura delle feste (con la Befana) e che servirà per dirci che ci vogliamo bene e che ci piace prenderci cura uno dell’altro. Dentro si possono mettere regali specifici per uno di noi (es. Gabri ha trovato dei pigiami, Samu dei calzini, lupetti, … ), oppure qualcosa da condividere (es. un libro per i bambini). Non solo troviamo qualche regalo, ma soprattutto possiamo metterci dentro un regalo per chi vogliamo: così ai bambini stiamo chiedendo se hanno piacere di fare un disegno, di lasciare un bigliettino per il fratellino, per il papà, per la mamma, se c’è qualcosa che vogliono regalare a noi o a qualcun altro… La Christmas Box è quindi un luogo fisico (la scatola) – che a volte vaga per casa, nei dintorni dell’albero- tramite cui ciascuno di noi diventa fruitore attivo, ricevendo e donando. Non ci sono scadenze particolari, ma il suo riempimento segue probabilmente anche le intensità delle nostre giornate…

Riassumendo dunque: quali sono i 4 passi che ogni genitore può compiere per sentirsi adeguato?

1. Guardare in faccia la realtà, persino i fallimenti, gli insuccessi e le situazioni di insoddisfazioni, sono utili per migliorarsi. Riflettere sul proprio comportamento emotivo e cognitivo è molto importante. Ad esempio puoi chiederti: perché ho ottenuto questi risultati? Quali strategie ho utilizzato? Hanno funzionato? Come ho gestito il tempo? Cosa avrei potuto fare diversamente nella relazione con…? Quali le intenzioni che mi hanno mosso e le aspettative dell’altro? A quali bisogni ho dato priorità? Quale la mia priorità in questa relazione? Penso di avere gli strumenti adeguati?

2. Sviluppare uno sguardo consapevole e una prospettiva attiva. Puoi chiederti ad esempio: la situazione, le parole, i fatti tramite cui sto percependo questo senso di inadeguatezza sono realmente importanti per me o per le persone di cui mi prendo cura? Che cosa, in questa circostanza, in questa relazione, mi farebbe sentire, invece, appagato, soddisfatto, di successo? Quale la mia vera priorità (punto B)? Posso in qualche modo riuscire a vivere un cambiamento, passo dopo passo, verso questo punto B che ritengo prioritario e di maggiore soddisfazione per me?

3. Mantra: i miei figli non hanno bisogno della mia (ipocrita) perfezione. Non esistono i figli perfetti, ma nemmeno i genitori perfetti: ricordo a me stesso/a che i miei figli hanno bisogno prima di tutto di qualità: del mio esserci consapevole e autentico; ricordo a me stesso/a che i miei figli guardano a me, al mio modo di re-agire, alle mie parole pronunciate e gesti compiuti, per capire come affrontare i propri fallimenti, errori, imprevisti della vita.

4. Considero le belle proposte altrui, mamme, colleghe, specialisti, ecc. una risorsa da usare in una rete virtuale di sostegno a cui posso, fortunatamente, accedere anche io. Considero le loro proposte una risorsa, e non una unità di misura per valutare e giudicare me stesso/a più o meno compente.

Rachele Nicolucci
Autrice, fondatrice e coordinatrice di “Sindrome da Apprendimento”.

Expert Teacher in organizzazione scolastica,

formata anche con la pedagogia della mediazione Feuerstein,

studio continuamente e mi appassionano la metacognizione e i processi cognitivi dell’apprendere in ottica neuropedagogica.

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Sindrome da Apprendimento

Mi occupo di apprendimento e di metacognizione, promuovo la libertà intelletuale di chi vuole essere agevolatori di aiuto per migliorare realmente il modo in cui istruiamo e formiamo i nostri figli.

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