Paura del futuro: se non impara ora resterà sempre indietro? Strategie per i genitori di Bambini con disabilità intellettiva

Trasformare la paura in fiducia, un passo alla volta

Qualche tempo fa una mamma mi ha detto una frase che mi ha colpita profondamente:

Questa paura non è solo comprensibile: è reale e concreta. Ed è abitata da tanti genitori (r direi pure da qualche insegnante).

Molti genitori la vivono da quando viene comunicata loro la condizione di disabilità del Figlio e per molti rimane il “chiodo fisso”: che il Bambino non resti indietro. Così, spesso, si inizia a ingozzare il Bambino di attività, terapie e stimolazioni… Con il risultato che al Bambino vengono tolte due cose essenziali: il tempo per imparare a fare da sé e l’opportunità di vivere senza troppo stress.

I Bambini con disabilità intellettiva hanno certamente tempi di apprendimento e funzionamenti differenti da quelli che ci propone la “tipicità”: spesso più lenti, più lunghi, più difficili.

Come ho scritto più volte, il vero guaio però non è tanto la condizione di disabilità in sé: questa certamente rallenta e rende le cose più difficili, come già scrivevo. Il vero guaio è, ahimé, il fatto che troppo spesso non siano garantite le condizioni ambientali che permetterebbero a quel Bimbo lo sviluppo del potenziale (più delicato, se vuoi) di sviluppo e di apprendimento.

E questo succede per molti motivi, che non dipendono mica dalla buona volontà e impegno della Creatura più fragile!

Se stai osservando che il tuo Bimbo fragile cognitivamente non sta imparando, sappi che questo succede per tanti motivi, ma che non è causato dalla condizione di disabilità in sé. Siamo d’accordo, lo ripeto ancora una volta: pur imparando sicuramente più lentamente e più faticosamente, anche il tuo Bambino può imparare.

I tempi e le modalità li “detterà” lui, ovvero dovranno essere personalizzati – su sua misura, ma non possiamo accettare una condizione di immobilità. Muoverà lentamente i passi nel suo percorso di apprendimento: va bene. Ma non sarà inchiodato alla condizione di inettitudine che ci hanno raccontato fin qua, parlando di disabilità intellettiva.

E ti dirò di più: non solo può imparare anche il tuo Bambino, ma deve farlo!

Apprendere è “vita che scorre”!

Troppo spesso, invece, tanti professionisti ignoranti scambiano quel ritmo più lento e quella “danza” atipica come la conferma di una impossibilità, per il Bambino fragile, a apprendere. Ma non è così. Alcuni gettano la spugna, rinunciano a un percorso personalizzato e concreto e risparmiano energie, non elevando più il proprio mestiere a strumento di crescita e sviluppo altrui. Finiscono così per non credere nel Bambino e il Bambino per essere lasciato in secondo piano, invece che essere protagonista attivo del proprio apprendere.

Quello che riscontro anche nella mia esperienza è che agli adulti di riferimento mancano spesso le conoscenze specifiche sui processi di apprendimento per proporre stimoli adeguati; manca troppo spesso un piano di lavoro su misura e realmente efficace, mancano strumenti per comprendere che ogni comportamento è comunicazione, non vengono definiti ai GLO obiettivi di apprendimento chiari e utili, né preteso un lavoro davvero personalizzato. Per non parlare del fatto che non tutti i professionisti sono veramente competenti, sia umanamente che tecnicamente, e non tutti i docenti sono qualificati e in formazione continua. E questo è gravissimo.

Quando questo mix di fattori si realizza, avviene l’esplosione: diventa concretissimo il rischio che il Bambino più fragile resti assai più indietro di quanto si dovrebbe.

La situazione di cui sopra è molto grave, perché corrisponde a ridurre le possibilità per il Bambino di:

  • successo formativo,
  • autonomia nella vita quotidiana,
  • autodeterminazione nel futuro.

Non è vero che la disabilità equivale automaticamente a insuccesso e incapacità. Infelicità, solitudine e analfabetismo. Ma sicuramente è ancora molto più facile continuare a raccontarsela così, che non mettersi seriamente in gioco, formandosi, studiando, abitando reti e Community innovative.

Per il genitore di oggi (che è diverso da quello di 30 anni fa) sapere che il proprio figlio potrebbe crescere di più, potrebbe apprendere meglio, potrebbe realizzarsi pienamente è un problema: il genitore di oggi ha più strumenti per potersi accontentare del racconto disonesto che “se non impara è perché è disabile”. Inoltre, considera che constatare che al proprio Bambino siano negate le giuste opportunità è drammaticamente straziante.

E allora la domanda che rode dentro tanti Caregiver diventa: “Starò facendo almeno io abbastanza per non lasciarlo indietro?” Delegare con serenità ai professionisti della cura, della riabilitazione, dell’istruzione non dovrebbe essere un lusso: dovrebbe essere un diritto.

La Scuola, ad esempio, dovrebbe essere un luogo e un tempo capace di offrire assiduamente le migliori opportunità di crescita e formazione a ogni Studente e Famiglia che la scelgono: ma la realtà è ancora lontana da questo – e suona come utopia-

Ma come è allora possibile che la Scuola pretenda la piena fiducia da parte del genitore, quando anch’essa -con le sue dinamiche di assunzione del personale e di formazione del personale, ad esempio- contribuisce a perpetrare una narrazione della disabilità non onesta e non giusta nei confronti dei nostri figli? Ci sono eccellenti professionisti dentro la Scuola, sia chiaro. E io ho il piacere di conoscerne molti! Ma sono una minoranza. E lo sai bene anche tu, mio caro Lettore; incontrali è spesso una questione di una gran botta di… fortuna!

Compreso che, se il tuo Bambino con disabilità non impara, non è a causa della condizione di disabilità in sé; appurato che non possiamo modificare gli altri né cambiare repentinamente il sistema Scuola, possiamo però concentrarci su quel che è in nostro potere: noi stessi.

Uno dei primi passi che propongo ai genitori in sessione è questo: smetti di guardare al futuro come a un countdown che scade e inizia a lavorare sul presente possibile.

Nei pensieri

Ricorda: non puoi né cambiare la sindrome, né guarire il tuo Bimbo dalla condizione di disabilità con cui convive; ma puoi impedire che tuo figlio viva nell’impaccio più di quanto effettivamente non si scritto dentro di lui.
Quando ti sorprendi a pensare tu stessa “non arriverà mai a fare quello”, prova a chiederti invece:
👉 “Qual è il prossimo piccolo passo che possiamo allenare oggi rispetto quell’obiettivo là?” . Chiedi aiuto alla tua rete per rendere realtà questa scintilla di luce.

Nelle parole

Dai valore ai progressi minimi. Questo è importante sia per te che per il tuo Bambino.
Non dire “Dovevi arrivare a 10 uffa…”, ma sottolinea ciò che ha fatto, i passaggi in cui il corpo e la mente hanno agito bene, l’impegno che hai notato:
👉 “Hai contato fino a 4 senza fermarti e guardandomi negli occhi: ma bravissimo! Ci fermiamo qui e domani ripartiamo.”
Oppure:
👉 “Oggi sei riuscito a scrivere la sillaba ‘MA’ tutta da solo, la appendiamo al frigo come ricordo?! Hai visto quanto stai diventando grande!!!

Nelle azioni

  • Usa routine brevi e ripetute: meglio 5 minuti ben fatti dal tuo Bambino ogni giorno che un’ora di lotta.
  • Spezza i compiti: invece di una pagina intera, lavora su due righe, pausa, e poi riprendi.
  • Usa materiali concreti: pasta, bottoni, tappi possono rendere la matematica più tangibile.

Quando inizi a guardare al presente con questo sguardo consapevole e intenzionale, succede qualcosa di importante: la paura che tuo Figlio resti indietro non ti blocca più mente e corpo; diventando, invece, una direzione chiara: Sto facendo la mia parte per dargli il massimo delle sue possibilità.

E sai cosa succede quando cambi prospettiva?
Tu ti senti meno schiacciato dall’ansia, e questo non può che innescare un circolo virtuoso, fatto di creatività, gioia, leggerezza, relazione, assertività; tuo figlio riceve più stimoli reali, e insieme scoprite che crescere è possibile — anche se i tempi sono diversi.

Se non ci conosciamo ancora bene, io sono Rachele Nicolucci e sono la creatrice del progetto formativo “Sindrome da Apprendimento”, al cui interno trovi i percorsi per Caregiver “SOS Genitori” (percorso base) e “Community” (percorso avanzato), e molti altri corsi di formazione per Docenti.

Aiuto gli adulti a diventare più consapevoli, sicuri e intenzionali nel sostenere la crescita e apprendimento del loro Bambino con disabilità intellettiva, con onestà intellettuale e senza farsi fermare da pregiudizi antichi e dalle ipocrisie del nostro Tempo.


Con cura e passione,

prof.ssa Rachele Nicolucci

Rachele Nicolucci: qualcosa su di me.

Mi occupo di apprendimento, dei processi cognitivi dell’apprendere e di metacognizione, a servizio soprattutto di Genitori e Docenti di un Bimbo che non si basta da solo cognitivamente.
Lo faccio in ottica neuropedagogica, metacognitiva e della pedagogia della mediazione del dott. Feuerstein.

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Perché i bambini sono ciò che li aiutiamo a diventare.
– Prof.ssa Daniela Lucangeli

Con cura,
Rachele Nicolucci
Formatrice, docente, mamma caregiver e sibling
Ideatrice di Sindrome d’Apprendimento

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