Secondo articolo della Rubrica “Mi muovo e imparo

Marta Favaro – neuropsicomotricista dell’età evolutiva, mamma.
Rachele Nicolucci – insegnante di lettere, mediatrice Feuerstein, mamma.

Eccoci al secondo appuntamento della rubrica “Mi muovo e imparo”.
Nel precedente articolo (Il movimento del neonato in autonomia), abbiamo accennato a come all’inizio della vita fuori dal grembo materno, i neonati si trovino in un periodo in cui diverse tipologie di movimento li coinvolgono e investono. Sono presenti dunque i riflessi arcaici, il movimento generalizzato del corpo, le reazioni posturali.
Queste tre categorie sono di fondamentale importanza per raggiungere intorno ai tre mesi l’equilibrio necessario ad iniziare il grande capitolo del movimento volontario, è quindi necessario offrire al neonato opportunità di spazio e libertà tutte le volte che è possibile.
Se ci pensiamo, durante le prime fasi della vita ci sono tantissime cose che i genitori sono impegnati a fare col neonato per soddisfare tutte le sue esigenze primarie: allattamento, cambio, bagnetto, addormentamento, carezze e coccole… ma arrivano anche dei piccoli momenti in cui il neonato è soddisfatto e sveglio. Questi momenti sono inizialmente pochi e brevi, ma aumentano di giorno in giorno in numero e durata. Sarà molto importante quindi sfruttare al massimo queste opportunità offrendo al neonato il giusto spazio e strumento per fare esperienza. Il giusto spazio e strumento: la terra, ovvero un luogo a terra organizzato con un tappetino sufficientemente morbido da essere accogliente e sufficientemente rigido affinchè il corpo non sprofondi ed il movimento non venga ostacolato. Si può utilizzare un tappetino da palestra, ad esempio, con un lenzuolino o copertina sopra.

In questo contesto è molto importante che il neonato senta e scopra ogni parte del suo corpo, quindi è consigliabile cambiargli spesso posizione: un po’ a pancia in su, un po’ a pancia in giù, un po’ su un fianco, un po’ sull’altro fianco.

Si può anche offrire questa modalità di gestione delle posture durante il sonno diurno, visto che i genitori sono a disposizione per sorvegliare il benessere del bambino. Questa accortezza evita che il bambino poggi il capo sempre sullo stesso punto, che spesso si presenta con appiattimenti e mancata crescita dei capelli, oltre ad offrire un benessere diffuso. Naturalmente durante la notte è bene che il bambino dorma nella posizione consigliata dall’OMS in questo periodo, visto che i genitori riposano. Un altro vantaggio del cambio posizione durante il giorno, anche durante il sonno, è il veloce apprendimento da parte del neonato della differenza tra giorno e notte: giorno=movimento, notte=riposo per tutti.
Se nei momenti sopra descritti provate a posizionare il neonato a terra sul tappetino, vedrete che enorme quantità di movimenti è in grado di esprimere sin dai primi giorni di vita. Più riusciamo quindi ad organizzarci in questo modo, più sarà facile per il neonato superare la fase della riflessologia primaria per arrivare ad un’integrazione dei riflessi nel suo naturale movimento oltre che ad un piacere enorme per tutte le sensazioni che proverà attraverso il corpo ed il movimento.


Quando è nato Gabriele, 20 mesi fa, si è presentata l’occasione per noi di “rispolverare” alcune esperienze acquisite prima per merito di Samuele, il fratello maggiore. Sebbene partissimo questa seconda volta con un bagaglio di consapevolezze e di informazioni sicuramente più ricco rispetto a quello con cui avevamo accolto il nostro primo “fagottino”, alcuni aspetti della gestione di un neonato sono stati comunque da scoprire perché ogni bambino è a sé e unico.


Si sa che i primi 40 giorni di vita del neonato sono intensi e spesso anche molto faticosi, per molti motivi e sotto diversi aspetti: almeno questa è l’esperienza che abbiamo vissute in molte. E’ quel tempo breve, limitato nell’arco della vita, ma a volte percepito quasi interminabile, in cui una serie di elementi possono, dovrebbero, allinearsi e io, mamma – moglie – donna, tentavo di iniziare a trovare un nuovo equilibrio, che poi si rivelava comunque precario.

Sappiamo: non è cosa facile soddisfare due bambini piccoli, rassicurare il primo figlio che, nel proprio cuore, può essere preoccupato da questa grande novità che è suo fratello, essere pazienti e creativi con i bambini e anche nel rapporto di coppia fintanto che si è nel delicato periodo del puerperio.

Devo dire che entrambi i miei bambini hanno dormito o sonnecchiato moltissimo fin dai primi loro giorni di Vita, e nelle prime due / tre settimane i momenti di veglia erano davvero limitati a pochi minuti: di sicuro però a me non è sembrato di avere chissà che tempo libero, perché erano comunque molte le cose da fare! Anche perché questi momenti di riposo dei bambini erano tali per loro solo se a stretto contatto con me: in fascia, nel lettone, in braccio.

Crescendo, giorno dopo giorno, sono diventati più frequenti i tempi di veglia dei miei bambini neonati e anche maggiore la loro serena partecipazione ai momenti famigliari.


Cosa fare dunque con un bebè molto piccolo, di qualche settimana di vita, nei momenti in cui, finalmente, abbiamo soddisfatto ogni sua richiesta?


✔️Pulito
✔️Sazio
✔️Calmo
✔️Sereno


Così, nel tentativo di inserire Gabriele nella nostra routine e di presentare a lui stesso parte della nostra quotidianità, ma soprattutto mossi dalla volontà di favorire un legame tra i nostri bambini, abbiamo fin da subito posto Gabri non in culle, ceste, sdraiette, box ecc… quanto direttamente per terra, trascorrendo insieme in questo modo quei suoi primi momenti di veglia!


Per terra? A contatto con cosa?

Dapprima esclusivamente in una zona confortevole, creata proprio per lui: un materassino per terra, una temperatura adeguata per poterlo lasciare libero di muoversi senza lenzuola o coperte sotto o sopra di lui -che mi davano l’impressione potessero intralciare i suoi movimenti- fratello maggiore ben disposto a stare insieme.

Solo:
il materassino, lo specchio,

lui,

suo fratello e me.

E così, in una dimensione snella e facilissima da costruire, li abbiamo accompagnati nei primissimi momenti di conoscenza reciproca: tempo per le coccole, tempo in cui io potevo riprendere in braccio il bimbo più grande, tempo in cui io e Samuele potevamo ritrovarci finalmente occhi negli occhi senza distrazioni, leggere insieme, cantare, giocare fintanto che il più piccolo sgambettava tranquillo da solo, ascoltandoci e osservandoci… o riprendendo sonno!
Quanti stimoli!


In che posizione lo mettevo giù per terra?!?

In tutte!
Con Gabriele, forte dell’esperienza fatta con Samuele, non abbiamo avuto timore di metterlo orientato su un fianco, a pancia in su, sull’altro fianco, a pancia in giù. Man mano che lui cresceva e il suo tempo di veglia aumentava, ho iniziato a variare le sue posizioni, facendolo in modo naturale: restava a pancia in giù finché gradiva, poi lo spostavamo su un fianco… e poi a pancia in su… ricordo che Samuele in quel periodo aveva riscoperto il piacere di rotolare per terra! E questa dimensione di momenti insieme sul tappetone erano già una buona occasione per esercitare la comunicazione mamma-bebè!


Per quanto tempo?

Semplicemente restavamo per il tempo che lui desiderava! Se qualche posizione non era particolarmente gradita, prima di rinunciarvi, tentavo di catturare la sua attenzione con qualche espediente: una canzone, un gioco sonoro, la mia mano in movimento, una coccola di Samuele… qualcosa che gli facesse sperimentare la possibilità di aumentare i propri tempi in quella posizione, e l’occasione per me di comprendere per quale motivo iniziavano i suoi “borbottamenti”.


Preciso che quindi non si è mai trattato di tempi liberi per me: io sono sempre rimasta lì a vegliare su entrambi, a mostrare al fratello maggiore come potersi relazionare con un neonato (ma devo dire che Samuele è sempre stato squisitamente delicato e attento), e, soprattutto, a godermi quei momenti con entrambi i miei cucciolo; un tempo prezioso di scoperta e riscoperta che, tuttora, ho impresso nel cuore e che non tornerà più!


Credo che queste opportunità di movimento, offerte fin dalle prime settimane di vita, abbiamo realmente contributo a rendere, nel tempo e sempre più intensamente, i bambini protagonisti attivi del percorso di scoperta del proprio corpo e dell’ambiente circostante.

Inoltre questo tipo di approccio che favorisce la scoperta naturale da parte del neonato del proprio sé e del contesto di appartenenza costituisce un’ottima occasione perché mamma e bambino possano imparare a dirsi “Possiamo farcela” e perché la mamma impari, con fiducia, a lasciare spazio e libertà di movimento, che un domani sarà libertà di pensiero.

Rachele Nicolucci
Autrice, fondatrice e coordinatrice di “Sindrome da Apprendimento”.

Expert Teacher in organizzazione scolastica,

formata anche con la pedagogia della mediazione Feuerstein,

studio continuamente e mi appassionano la metacognizione e i processi cognitivi dell’apprendere in ottica neuropedagogica.

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Sindrome da Apprendimento

Mi occupo di apprendimento e di metacognizione, promuovo la libertà intelletuale di chi vuole essere agevolatori di aiuto per migliorare realmente il modo in cui istruiamo e formiamo i nostri figli.

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