Oggi voglio raccontarti di uno strumento cartaceo il cui scopo principale è quello di potenziare le abilità di lettura del bambino e stimolare la comprensione del testo, uditiva e visiva. Ma non solo: con un po’ di sana flessibilità mentale, puoi usarlo anche tu per molti scopi diversi. E’ uno strumento che può essere utile ne lavoro in classe con bambini del primo ciclo della scuola primaria o con bimbi, anche più grandi, che faticano cognitivamente.

Il testo si chiama ”Primi esercizi di lettura. Avviamento alla comprensione del testo” (edito Erickson) e offre 236 pagine di lavoro, suddivise in 10 unità, attraverso cui poter programmare una proposta di apprendimento personalizzata per ogni bambino. Gli esercizi sono differenti per tipologie di richieste, esplicite e sottese al compito, e sono ordinati secondo un principio di graduale e crescente difficoltà.

E’ un testo che usiamo sia noi in casa, inserendone qualche attività all’interno del piano di lavoro che via via delineiamo con e per Samuele, sia la logopedista. La familiarità dunque del materiale (vasto per poter temere frequenti ripetizioni) è un elemento che stiamo vivendo come vantaggio: conoscendo infatti già il tipo di lavoro proposto, il bambino non deve spendere ulteriori energie nella fase di comprensione del compito che gli è assegnato.

Naturalmente il testo, pur molto valido e utile, è solo uno strumento e lo usiamo come tale: voglio dire che manipoliamo le pagine e le proposte a beneficio del bambino, senza limitarci alla semplice somministrazione impersonale delle pagine.

Mi soffermo in modo particolare su un paio di esercizi che propongo a Samuele così da sottolineare alcune attenzioni preziose che stiamo avendo nel lavoro con lui, che possono essere utili e preziose anche per voi!

La prima tipologia di esercizi si chiama ”La figura esatta”: ho fotocopiato e ingrandito le immagini, le ho plastificate oppure incollate nel quaderno, a volte addirittura colorate. Se lavoriamo direttamente sul libro, ho la delicatezza di nascondere le due righe di immagini successive e questo per due motivi principali: 1. evitare la dispersione di energie e tempo (di Samuele e mie!); 2. abituarlo a concentrarsi su una riga per volta e a avere la pazienza di completare la riga in atto prima di passare al lavoro successivo.

Il testo prevede che l’adulto legga la frase sottostante Giovanni dà l’acqua ai fiori e che il bambino, guardando le immagini, individui quella corrispondente e perciò esatta.

Noi arricchiamo la consegna così: io leggo la frase prima a mente e faccio in modo di ricordarmela per poi dirla al bambino in condizione di contatto oculare ( trovi qualche spunto sul contatto oculare qua). Intanto le immagini sono nascoste: il libro chiuso, un foglio sopra, o semplicemente Samu riesce a non guardarle. Solo dopo aver ascoltato la frase, Samuele può esplorare il campo visivo proposto (le tre immagini) e scegliere.

Se non risponde correttamente, ripeto la frase ancora più lentamente e analizziamo insieme l’immagine da lui scelta.

Altre volte, invece, passo al piano B: analizziamo le parti della frase in questone, ripetuta sempre in condizione di contatto oculare. Perciò chiedo:

chi dà l’acqua ai fiori?

A cosa Giovanni dà acqua?

Cosa dà Giovanni ai fiori?

Questo tipo di lavoro capite che ha anche il vantaggio di sostenere il bambino nella produzione corretta di una frase semplice e nella comprensione di ogni suo elemento, nonché nell’immaginazione della scena corrispondente. Qua emerge la mia deformazione professionale di insegnante di lettere e il mio entusiasmo per poter introdurre in modo così semplice ma assolutamente appropriato elementi di analisi logica!

Questo tipo di lavoro, così proposto, è comunque anche una proposta di scelta dello stimolo corretto tra più proposti all’interno di un campo visivo: si presuppone dunque che il bambino sia in grado di esplorare e scegliere.

Una variante di questo tipo di esercizio è quella di usare le tre immagini come riferimento visivo di giochi di comprensione solo in ascolto: l’obiettivo allora non sarà più quello di scegliere l’immagine esatta tra le tre, ma quella di soffermarsi sul passaggio cognitivo necessario e precedente, ovvero la comprensione in ascolto.

La proposta è quella del piano B (vedi sopra), solo che ci concentriamo su una scena per volta: rispetto alla immagine C potrei dire perciò: la zia Emy stira la camicia. Oppure: La mamma stira la camicia di papà.

Perché modificare la frase? Per semplificare il compito, dovesse essere necessario: così la scena diventa più significativa, emotivamente significativa, importante e motivante per il mio Samuele.

Modifico allora le domande da porre al bambino (affinché si soffermi su soggetto – predicato – complemento) finché ci guardiamo e, solo dopo che lui ha risposto, guardiamo insieme l’immagine corrispondente.
Questo tipo di gioco per stimolare la comprensione in ascolto lo si può svolgere con qualsiasi materiale figurativo: disegni, foto, immagini di altri testi, gioco del mimo, scene di vita quotidiana, ecc ecc.. Certo è che con questo testo potete realizzarci molte attività per l’abbondanza di materiale!

Un’altra alternativa di uso di questo stesso materiale che stiamo sperimentando è finalizzata alla produzione scritta o verbale di frasi semplici: in questo caso la dinamica sarà inversa. Ovvero prima presento al bambino l’immagine, scelta da me o da lui, e poi costruiamo la frase di riferimento: chi compie l’azione? Che azione compie il protagonista? Su cosa/chi si orienta l’azione compiuta dal protagonista? Quindi, in base alle esigenze e abilità del bambino, possiamo strutturare delle proposte di attività per imparare a parlare, produrre frasi orali oppure per organizzare per iscritto una frase semplice.

Ultime due attenzioni: 1. se so che al mio bambino questo lavoro costa tanta fatica, creo una cornice ludiforme di riferimento, magari coinvolgendo qualche pupazzo/animale/macchinina ecc o comunque avendo la premura di scegliere immagini e materiale tridimensionale molto accattivanti (reciprocità Feuerstein); 2. se so che lo scrivere a penna/matita gli costa una energia fisica – emotiva – cognitiva enorme, allora snellisco il compito e mi focalizzo sull’obiettivo principale: mi propongo di usare la sintesi vocale o la tastiera del pc perché l’obiettivo principe del mio lavoro è stimolare la produzione scritta di frasi, non scrivere con la matita/penna (che potrebbe costargli ancora troppa fatica e scarso interesse).

Mi raccomando, la cosa importante è sempre la stessa: comprendere il meccanismo e l’utilità dell’attività e poi adattarla, modificarla, personalizzarla continuamente, in ogni ambito e contesto! La condivisione di buone idee e proposte è fondamentale per darci una mano a sostenere, educare e istruire i bambini tutti, sopratutto quelli che fanno più fatica cognitivamente.

A questo tipo di attività partecipa anche il fratellino minore, Gabriele: sono proposte inclusive, che possono aiutare anche a creare gruppo, complicità, alimentare autostima in ogni bambino! Sta a noi adulti proporle sempre in una modalità e dinamica che onori ogni bambino!

Se vuoi dare un’occhiata al libro, puoi trovarlo qua: Primi esercizi di lettura.

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Rachele Nicolucci
Autrice, fondatrice e coordinatrice di “Sindrome da Apprendimento”.

Expert Teacher in organizzazione scolastica,

formata anche con la pedagogia della mediazione Feuerstein,

studio continuamente e mi appassionano la metacognizione e i processi cognitivi dell’apprendere in ottica neuropedagogica.

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Sindrome da Apprendimento

Mi occupo di apprendimento e di metacognizione, promuovo la libertà intelletuale di chi vuole essere agevolatori di aiuto per migliorare realmente il modo in cui istruiamo e formiamo i nostri figli.

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