Il mio Bambino con la sindrome di Down imparerà a leggere e scrivere?

Imparare a leggere è complesso, ma non impossibile.

Una delle domande che più comunemente mi avete posto in questi anni è, a dire la verità, la stessa che mi sono posta io quando ho conosciuto il mio piccolo grande Samuele: il mio Bambino con sindrome di Down potrà imparare a leggere? E a scrivere?

Ebbene sì, da docente di lettere, una delle mie prime preoccupazioni è stata proprio questa: questo bel frugoletto, un giorno, apprezzerà ciò di cui la mamma si occupa a scuola?

Oggi succede che molti genitori mi si rivolgano proprio per ricevere sostegno e indicazioni rispetto questo ambito e io ti riconsegno la questione vista da un’altra prospettiva, mio caro Lettore, chiedendo perciò anche a te: ma come mai siamo così tanto preoccupati da questo aspetto degli apprendimenti scolastici? Come è possibile che non ci sia genitore non preoccupato da questa questione? Quali le esperienze e le dee che abbiamo in merito alla faccenda e che instillano in tanti di noi il pensiero che non è detto che i nostri meravigliosi Bambini riusciranno a acquisire competenze di lettoscrittura?

Ora, nel mio specifico caso, in me mamma Rachele cioè, questa preoccupazione nasceva principalmente da due ordini di cose:

  1. la mia esperienza di sorellanza con mio fratello Luca, ragazzo con sindrome di Down, e quella di compagna di classe di altri studenti con fragilità intellettive. Mio fratello, per esempio, non aveva acquisito del tutto la competenza di lettoscrittura, nel senso che questo non era uno strumento su cui poteva concretamente contare per orientarsi nel mondo;
  2. la mia esperienza di docente: da docente dovevo onestamente ammettere di non essere in grado di aiutare gli studenti rispetto le fragilità intellettive, se non per quello che è possibile grazie il buon senso e uno sguardo non prestazionale.

Dieci anni fa proprio queste due esperienze e una serie di altri pregiudizi mi avevano molto spaventata e oscurato le giornate; sono poi riuscita a non darmi per vinta, e a non rimanere prigioniera dei miei stessi pensieri. Ho dato a me, e quindi al mio Bambino, l’opportunità di una chance, iniziandomi a dirmi: “ok, non sarà facile per nulla. Non so da dove iniziare ma qualcosa potrò pur fare: quindi come posso io, oggi, favorire il tuo successo di domani?

E così la primissima cosa che ho fatto è stata iniziare a mettergli in mano un libro e da allora non ci siamo mai più fermati!!! Li ho contati per l’occasione, sai? In cameretta di Gabri e Samu, in questo momento, ci sono 279 libri (altri sono in giro per casa, in auto e in prestito a qualche amico!). Ti dò questo numero non a caso: considera che c’è chi sostiene che tra i fattori di protezione, rispetto l’acquisizione di competenze di lettoscrittura, ci sia proprio il numero di libri posseduti nella propria biblioteca personale…

Ti svelo un elemento che in questi anni ho fatto mio: pensiamo che sarà difficile per il nostro Bambino acquisire una certa tappa di sviluppo ritenuta importante? Bene, benissimo: sosteniamolo in questa fragilità proprio “solleticandolo” di più e in modo più mirato e intelligente!

Indipendentemente dalla nostra singolare esperienza, che di sicuro non può essere universalizzata e che tu puoi seguire tramite la nostra pagina Instagram o tramite alcuni webinar dedicati (Il nostro percorso di apprendimento per avviare i processi di lettoscrittura), ti restituisco alcune informazioni e dati che in questi anni ho studiato e che sono poi confluiti nel mio lavoro di specializzazione in “Neuropedagogia dei processi cognitivi dell’apprendimento”.

Studiosi che si occupano di questo ritengono che per lo studente con sindrome di Down, in media, sia necessaria un’esposizione maggiore alla lettoscrittura per conseguire un livello di padronanza tipico di fine prima primaria: nello specifico, si ritiene che, in media, ci voglia un tempo di apprendimento più lungo di 3-4 anni, rispetto quello necessario a un Bimbo a sviluppo tipico (cit. Marotta, Menghini, Vicari, 2011).

Questo primo dato può aiutarti a visualizzare il percorso di apprendimento: sarà più lungo! Ma sarà possibile anche per il tuo Bimbo imparare a leggere e scrivere e, quindi, avere più possibilità di successo formativo nella propria vita.

Ora, leggere è complesso (te lo spiego anche sotto): nel compito di lettura intervengono aspetti legati più al contenuto (riconoscimento di grafemi, sillabe, parole, frasi, testo ecc) e altri legati più alle abilità cognitive di lettura (visuospazialità, sequenzialità, metafonologia ecc…).

Uno dei motivi per cui, per uno studente con trisomia 21, il tempo di apprendimento di lettoscrittura è oggettivamente più lungo non è, in genere, legato al riconoscimento grafema/fonema (aspetto di contenuto) quanto per i compiti sottesi alla stessa azione del leggere. Cosa possiamo fare allora per sostenere l’apprendimento di un Bimbo più fragile? Possiamo fare moltissimo come genitori!!! Ti dico un paio di cose fondamentali:

  1. Aiutare il Bambino a leggere il suo ambiente di riferimento (approfondisci qua).
  2. Familiarizzare, certo, positivamente con i libri e con tutte le tipologie di libri ma soprattutto allenare le sue capacità percettive e di integrazione sensoriale.

Acquisire competenze in lettoscrittura è molto impegnativo per ciascun Bambino, perché leggere e scrivere non sono abilità di base. Sì, certo, potremmo definirle “abilità strumentali di base” (cito il Regio Decreto 1492 del 1867, che “approva le Istruzioni e i Programmi per l’insegnamento nelle pubbliche scuole del Regno”) rispetto al percorso di apprendimento futuro: leggere, scrivere e far di conto sono di base rispetto tutti i lavori richiesti poi, ad esempio, dalla scuola secondaria. Ma in realtà, ovvero in relazione al nostro sviluppo intellettivo, sia filogeneticamente parlando che come singoli individui (ontogenesi), leggere e scrivere non sono per nulla abilità di base! Mentre lo sono il movimento, la visione e il linguaggio orale (nemmeno secondo tutti gli esperti) al punto da essere definite attività “primarie”, per le quali cioè siamo biologicamente predisposti; non possiamo, invece, dire altrettanto per la lettoscrittura.

Numerosi contributi in ambito neuroscientifico ci permettono oramai di affermare con serenità che, mentre nasciamo predisposti biologicamente al linguaggio orale, all’orientamento spaziale e alla memorizzazione di eventi, non possiamo ritenere lo stesso per la lettura e per la scrittura, che sono da intendersi, in questo senso, una giovane invenzione culturale (sono passati cioè, nella nostra filogenesi, “solo” 5500 anni circa e questo “poco” tempo non ha ancora permesso la maturazione di strutture biologiche predisposte e ereditabili).

Dobbiamo tenere conto di questo perché nessuno di noi impara a leggere e scrivere “per miracolo” e nell’apprendimento di lettoscrittura non c’è nessuna magia o casualità. Si impara a leggere e scrivere quando si viene esposti in modo intenzionale, intenso, formale e strutturato. E, quando il Bambino convive con delle fragilità intellettive, diventa fondamentale e determinante la competenza dell’Adulto di riferimento: mentre uno studente a sviluppo tipico in qualche modo trova sempre le risorse per farcela (e questo in realtà non è esattamente vero, e, lo sappiamo, gli studenti italiani stanno male a scuola, così come i docenti italiani), uno studente con disabilità intellettiva dipenderà dall’ambiente, ovvero ce la farà solo a condizione di incontrare Maestri competenti.

Di cosa deve sapersi occupare un buon maestro? E’ importante che l’Adulto, che accetta la responsabilità dell’istruzione del Bambino con sindrome di Down (ma in generale vale per tutti), almeno:

  • Conosca i processi di apprendimento che caratterizzano il cervello che impara, tipici della nostra specie, e sappia come sostenerli nella specificità dell’individuo di cui si prende cura.
  • Conosca le tappe dello sviluppo tipiche del Bambino equivalenti all’età mentale del proprio studente.
  • Conosca la triade cognitiva primaria (citando me stessa in umio lavoro di tesi: “Come abilità di base appartenenti alla specificità del dominio cognitivo possiamo indicare la triade primaria attenzione – memoria – percezione, funzioni strettamente interconnesse e necessarie alla nostra stessa sopravvivenza, oltre che indispensabili in ogni occasione di apprendimento, distribuite in varie regioni corticali ma anche sotto-corticali.”) che è prerequisito a ogni nostro agire e funzione non di base.
  • Conosca quali sono le tappe di apprendimento tipiche nel processo di acquisizione del contenuto e competenza didattica di cui si sta prendendo la responsabilità.

Se vuoi approfondire studia molti autori, per esempio inizia dagli interventi di Crepaldi, oppure inizia dal mio corso sulla lettoscrittura in chiave neuropedagogica (Posso anch’io leggere e scrivere)

Molto! Può per esempio imparare a comprendere come favorire, attraverso le interazioni quotidiane, quelle tipiche genitore – figlio, quelle che si vivono in casa così come durante gli spostamenti in auto, a sera e al mattino, nei fine settimana, o in vacanza, a tavola così come in occasione delle routine domestiche, può imparare a sostenere (e mediare) lo sviluppo di quelle attività cognitive davvero di base, che sono condizione necessaria allo sviluppo di lettoscrittura: memoria, attenzione e percezione. E, credimi, è meno difficile di quello che pensi!

Ancora oggi, purtroppo, molti (anche specialisti e docenti) pongono questa domanda: come è possibile che impari a leggere se ancora non parla bene? Ovvero: un Bambino che fatica nell’espressione e produzione del linguaggio orale davvero potrà imparare a leggere e scrivere? E comprenderà (altra questione delicata, a cui qui non riesco a accennare)?

Rispondo senza troppi giri di parole: imparare a leggere e scrivere non necessita di un certo livello di sviluppo nel linguaggio orale. Rilassati!

Per molto, molto, tempo si è ritenuto che il linguaggio scritto (lettura e scrittura) fosse un sottosistema del linguaggio orale (parlare) e quindi si pensava che la lettoscrittura fosse proponibile ai Bambini solo successivamente alla loro capacità di codifica orale. Sbagliato! Abbiamo sbagliato per tutto questo tempo! Questa credenza, che non è ancora superata né in ambito riabilitativo né didattico, ha avuto importanti ripercussioni nello sviluppo del singolo Bambino con fragilità intellettiva(non) istruito secondo questa credenza. Oggi finalmente la scienza e la neurolettura ci parlano di un fenomeno che si chiama “doppia dissociazione” tramite cui comprendiamo che il dominio della produzione orale è diverso da quello cui afferiscono lettura e comprensione.

E’ chiaro, e lo esplicitiamo, che, sebbene non sia una condizione di necessità, naturalmente resta inteso che un certo livello di padronanza nel linguaggio orale è un fattore predittivo della facilità / difficoltà che quel Bambino vivrà nel suo percorso di acquisizione di lettoscrittura. Come dire: meglio parli, più facilmente -in potenza- impari a leggere e scrivere. Se, invece, il Bambino vive delle fragilità nell’ambito del linguaggio orale questo può predirre che per quel Bimbo sarà più difficile imparare a leggere e scrivere. Ma nessuno potrà sottoscriverti quanto tempo in più il tuo Bimbo ci metterà (quante sentenze arroganti abbiamo sentito in questi anni!) o che per il tuo Bimbo con sindorme di Down sarà decisamente impossibile. Difficile e più lento non è impossibile.

Aggiungo un particolare che sta capitando nell’esperienza di apprendimento di Samule, lo condivido senza pretesa alcuna di universalizzazione. Tuttavia questa è l’esperienza che mi riferiscono anche altre (poche) famiglie: da qualche anno ci accorgiamo che una strategia per supportare la produzione di suoni di parole più correttamente e/o in modo completo è, per lui, proprio la lettura della stessa parola!

Il percorso di apprendimento di lettura di Samu è stato scrupoloso, lento, e condotto da me attraverso un lavoro chirurgico. Uno dei primi risultati ottenuti è stata la sorprendente corretta produzione di parole, in lettura, parole che, altrimenti, e cioè parlando spontaneamente, non sarebbero state prodotte così chiaramente e fluentemente. A sentirlo leggere sembra quasi un altro bimbo rispetto il sentirlo in eloquio spontaneo. Il lungo e chirurgico lavoro di lettura in fase principiante, quello di pura codifica e decodifica, quello di quando ti concentri solo sugli aspetti tecnici di corrispondenza grafema – fonema (metodo sillabico, mi raccomando!!!) con la specifica attenzione all’organizzazione corretta dei movimenti buccali, che producono il suono, ha dato come grande risultato una buona padronanza in lettura che oggi si traduce nel far conto, da parte del Bambino stesso, sulla lettura/scrittura come strumenti strategici per  comprendere come organizzare i movimenti della bocca (e relative sequenze) necessari a produrre una parola in modo corretto e/o completo. Mi spiego? Il lavoro praticamente inverso a quello che succede in uno sviluppo tipico: conosco già come organizzarmi nei movimenti per produrre quel suono, che avrà quel significato, e poi imparo “solo” a riconoscere quella parola portatrice di uno specifico significato attraverso i simboli grafici della lettura.

Qui, invece, nell’esperienza di Samuele, a volte ci capita di aiutarlo a capire come organizzarsi per dire una parola facendogli vedere come sarebbe scritta / dettandogliela / facendogli visualizzare solo mentalmente la sillabazione – gli aspetti di ortografia. Mi segui? Senti la complessità e quanto impegno da parte di questa minuta creatura?

Apro le conclusioni citando il prof. Vianello che scrive così:

“Non ci stupisca questa affermazione. L’80/90% degli allievi con sindrome di Down può imparare a leggere e scrivere almeno a livello di prima classe primaria. La percentuale di quelli che imparano è inferiore a questa e ciò è dovuto a carenze nell’insegnamento. Non sono stati sfruttati i potenziali di apprendimento presenti”.

Puoi fare davvero molto, caro Genitore! Puoi fare davvero la differenza per il tuo Bambino!

Io ora, qui, condivido alcuni suggerimenti: io te ne scrivo alcuni, tu scegli quello su cui vuoi focalizzarti. Con slancio, uscendo dalla paura, dallo sconforto, e da ciò che ti immobilizza: il tuo Bimbo è bimbo ora e ha bisogno oggi.

Un passettino, da oggi. Scegli quello che senti più vicino a te, quello che comprendi e che ritieni più sostenibile e accessibile tra quelli di novità che ritrovi nell’elenco sotto. Lo so, abbiamo sempre tanti impegni, il tempo sembra non bastare mai e professionalmente molto probabilmente ti occupi di altro: ma credimi, puoi fare la differenza e sostenere tramite semplici, frequenti e brevi interazioni lo sviluppo del suo potenziale. Poi fammi sapere tramite i commenti sotto o via mail su cosa hai deciso di focalizarti:

  • Verbalizza tutto quello che fai tu in presenza del tuo Bambino (vedi questo articolo del blog), rendendolo partecipe e consapevole (vedi questo articolo del blog)
  • Verbalizza quello che fa lui permettendogli di coordinare correttamente e in modo completo mani – occhi – voce – corpo tutto (vedi questo articolo sulla grafomotricità)
  • Mettilo nelle condizioni di poter scegliere ciò che lo riguarda – l’Adulto responsabile resti comunque tu 😉 – (vedi questo articolo del blog) e rivolgiti a lui formulando domande aperte (vedi questo articolo blog)
  • Proponi giochi e attività semplici e finemente mirate all’attivazione della triade cognitiva primaria .Trovi spunti utili tra i materiali gratuiti a disposizione per chi ha un abbonamento gratuito alla nostra Comunità in crescita e nella sezione dedicata alla lettoscrittura, e naturalmente nei corsi di formazione che ti ho nominato, ovvero: il video corso per Caregiver “L’intelligenza si allena”, i webinar dedicati al potenziamento cognitivo di percezione, memoria e attenzione; l’audio corso “Giocando Apprendo” che nella versione premium comprende anche i 3 webinar sul potenziamento cognitivo; la giornata di studio registrata “Leggere fa bene!“. Se, invece, sei un docente allora esplora la propsta formativa “Oltre i limiti”! Insomma: di occasioni ne hai veramente tante, di scuse ormai ce ne sono davvero poche: basta scegliere e iniziare a fare la differenza!
  • Favorisci il suo movimento, la sua pratica sportiva e ogni esperienza incarnata perché “i movimenti costruiscono la mente” (cit. il prof. Oliverio). Ti suggerisco i webinar “Apprendimento e sviluppo neuromotorio” e “Sport e Bambini fragili cognitivamente“.
  • Trascorri con lui un tempo di qualità, praticando con lui delle attività che piacciano anche a te e credendo fermamente nella possibilità di imparare che hai tu quanto lui! E se ritieni possa servirti una rete di sostegno alla genitorialità che sia allo stesso tempo uno spazio sicuro in cui confrontarsi tra genitori, un tempo di condivisione e scambio e di formazione sotto la mia guida, allora non mi resta che suggerirti di esplorare la ricca proposta che è la Community in formazione continua“. E, se vuoi conoscere le esperienze di successo formativo e i risultati ottenuti dalle Caregiver che hanno scelto alcuni dei miei servizi esplora la sezione “BEAUTIFUL THINGS“.
  • Seguici su Instagram, Sindrome Apprendimento, e esplora le cartelle in evidenza nella pagina del nostro profilo per visualizzare le principali tappe del percorso di apprendimento e evoluzione di Samuele: costruiamo buone prassi!

Grazie per avermi dedicato il tuo tempo e aver letto tutto l’articolo, spero davvero tu possa aver trovato ispirazione e concretezza utile per irrobustire la tua esperienza a supporto di un piccolo più fragile cognitivamente!

Rachele Nicolucci: qualcosa su di me.

Mi occupo di apprendimento, dei processi cognitivi dell’apprendere e di metacognizione, a servizio soprattutto di Genitori e Docenti di un Bimbo che non si basta da solo cognitivamente.
Lo faccio in ottica neuropedagogica, metacognitiva e della pedagogia della mediazione del dott. Feuerstein.

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Perché i bambini sono ciò che li aiutiamo a diventare.
– Prof.ssa Daniela Lucangeli

Con cura,
Rachele Nicolucci
Formatrice, docente, mamma caregiver e sibling
Ideatrice di Sindrome d’Apprendimento

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