
Quale la postura dell’Adulto davanti l’errore del Bambino con disabilità?
“L’unico modo sicuro per evitare di commettere errori è non avere idee.”
(A. Einstein)
Sbagliare è importante
Dell’importanza dell’errore abbiamo già parlato in un articolo del blog, datato 2020: L’errore: un’opportunità per accrescere il senso di competenza. In quel primo articolo abbiamo per lo più detto cosa sia un errore e in che senso sia un’opportunità di crescita, e nello specifico per accrescere, nel Bambino, il suo senso di competenza.
Ora in questo nuovo articolo ci soffermiamo su un particolare preciso: cosa può fare l’Adulto quando a commettere un errore è il Bambino con disabilità?
Alla base delle risposte più appropriate e più utili, ci sono tre consapevolezze rispetto cui, progressivamente sempre più Adulti siamo piu inclini:
- non si può non sbagliare;
- l’errore fa parte dell’esperienza di apprendimento di ogni creatura, a scuola quanto a casa e in ogni altrove;
- l’errore va corretto, altrimenti si cristallizza e il Bambino non evolve.
Ovvero: il commettere qualche sbaglio in ambito didattico, ad esempio dare una risposta non corretta a un certo compito, non comprendere subito o non correttamente un testo ascoltato, elaborare un comportamento di risposta non pertinente o non coerente, percepire in modo non del tutto completo o non del tutto corretto un certo stimolo ambientale, recuperare un’etichetta lessicale non precisa, ecc ecc.. non solo sono comportamenti della mente e del corpo “naturali”, che riflettono cioè la nostra stessa natura e funzionamento, ma sono molto di più: ci dicono che il soggetto in errore è perlomeno vivo e attivo, non un ripetitore passivo, per dirla con la prof.ssa Lucangeli. La parte scomoda della faccenda è che spesso, soprattutto un Bimbo con fragilità, non “guarisce” dall’errore da solo, in modo spontaneo: va accompagnato alla comprensione che quel comportamento di risposta è errato e aiutato a rielaborare una risposta alternativa possibile.
Lo dico spesso in formazione: l’errore fa parte del processo di apprendimento, non va evitato né deve spaventare l’Adulto! L’errore fa parte dello stesso processo di crescita che, se sostenuto e orientato con cura dall’Adulto, porterà lo studente (lo stesso che sbaglia) all’acquisizione di nuovi comportamenti di risposta, magari più adeguati e funzionali al suo adattamento all’ambiente. Non esiste esperienza di apprendimento senza errore o senza manifestazione di fragilità. Non può esistere, piuttosto dovremmo imparare a elogiare l’errore commesso dallo studente perché portatore di idee, convinzioni e vita pulsante.
Come reagiamo davanti l’errore di un Bambino?
Il fatto che l’errore sia parte integrante del “pacchetto” apprendimento dovrebbe molto rasserenare genitori, maestri e terapisti. In realtà molti Adulti non riescono a re-agire con serenità all’errore del Figlio o dello Studente e mettono in campo risposte e comportamenti che complicano solo la situazione, aggravando dentro il Bambino l’idea che lui si sta creando di sé. Soprattutto se si tratta di un errore scomodo, impattante emotivamente oppure “cristallizato” e non chiaramente interpretabile dal genitore o docente, ecco che l’Adulto frequentemente reagisce innervosendosi, alzando la voce, utilizzando sistemi di controllo come punizioni, ricatti emotivi e minacce. Mentre la cosa più sensata, veloce e utile sarebbe allearsi con il proprio Bambino nel farcela in quell’errore!
Per cultura siamo poco inclini all’errore, e troppo spesso al commettere errore associamo emozioni di disagio, vergogna, la paura del giudizio altrui (e proprio) o la percezione di perdita del valore proprio e del Bambino stesso…
Tuttavia, seppur molto gradualmente, negli ultimi anni stiamo assistendo al tentativo, diffuso tra molti Adulti, di rasserenarsi rispetto all’errore dei Bambini, figli e studenti: ci stiamo impegnando in molti, in quanto Adulti di riferimento, a accogliere l’errore come parte del processo di crescita, come occasione di dialogo con nostri Bimbi rispetto le loro idee, convinzioni, comportamenti, credenze, conoscenze. E così, un passo alla volta, qualcuno inizia a viverlo in modo non più respingente ma come occasione reale di crescita e di apprendimento. Sempre più spesso sento genitori e docenti rispondere: “Non fa niente, non preoccuparti, ora ti aiuto io” , oppure “Stai sereno, può capitare” (atteggiamento di empatia, gentilezza e di incoraggiamento). Nelle nostre case sono sempre di più le figure di cura, madri e padri, che davanti a una marachella, a un guaio combinato dal Bambino per distrazione non alzano la voce, evitano di commentare inutilità loro stessi, risparmiano occhiatacce e parole di offesa, prodigandosi per risolvere il guaio e chiudere la faccenda in modo paziente e incoraggiante. Ma tutto questo, dal mio punto di vista, non basta ancora a un Bimbo co disabilità intellettiva.
Molti Adulti stanno acquisendo una versione più evoluta ancora e si approcciano all’errore in modo empatico e soprattutto metacognitivo, per esempio abituando i Bambini a domande tipo: “Secondo te perché è successa questa cosa qui? Come mai hai rovesciato il bicchiere d’acqua a terra?” oppure, in risposta a una crisi isterica dovuta alla fatica di concentrarsi su un puzzle chiedono: “Su cosa si stava concentrando il tuo cervello? Il tuo corpo dove era impegnato? Cosa possiamo fare di diverso perché non capiti più questo errore qui…?” (atteggiamento metacognitivo, puoi approfondire accedendo alla registrazione di due serate laboratoriali su metacognizione e disabilità intellettiva). E questo è l’atteggiamento dell’Adulto che, quando profuma anche di gentilezza e empatia, vince su ogni tipo di errore!
L’errore di un Bambino con disabilità va evitato?
Ma cosa cambia quando a sbagliare sono i Bambini con fragilità intellettiva?
Allora facciamo un momento di sintesi: stiamo dicendo che, generalmente, è impegnativo per l’Adulto re-agire in modo adeguato all’errore di un Bambino a sviluppo tipico. Autoregolarsi davanti all’errore, quando magari è l’ennesimo errore o sempre il solito errore, può richiedere decisamente impegno; e questo indipendentemente da chi abbia compiuto quell’errore.
Ma, quando a errare è un Bimbo con fragilità intellettiva, cosa succede? E qui si snoda un punto cruciale della nostra cultura che a fatica matura verso orizzonti inclusivi: è infatti ancora molto, molto, comune evitare l’errore del Bambino con disabilità intellettiva.
Intendo almeno questi aspetti fondamentali:
- Si evita sia al Bambino con disabilità intellettiva di sbagliare: i Bambini con fragilità vengono sfidati a superarsi molto molto poco. Infatti, gli studenti con disabilità vengono messi nelle condizioni di uscire dalla loro zona di comfort poche volte e non sempre in modo pertinente; inoltre non è raro che allo studente con disabilità venga richiesta poco lavoro e di procedere sotto soglia, cioè al di sotto delle proprie possibilità. Questi fatti si verificano probabilmente anche perché gli Adulti di riferimento non ritengono gli studenti con disabilità in grado di fare più di quanto non sia già automatizzato e acquisito, o perché l’Adulto stesso non sa come accompagnare quel Bimbo lungo il suo processo di apprendimento. Tuttavia proprio così, a non essere messo in situazioni di sfida, si consolidano, nello studente ma anche nei gruppi di appartenenza e negli adulti, idee e convinzioni di scarsa autoefficacia e si cristalizzano abitudini cognitive assolutamente non buone. Puoi approfondire alcuni aspetti leggendo: questi articoli Il potere del locus of controll , Cura e riserva cognitiva, Abilismo, disabilità e trisomia 21 o riascolando questo contributo Attivare il pensero, tra le “Pillole di formazione” per il percorso della Community.
- Al Bambino con disabilità non viene fatto presente l’errore compiuto: quando a sbagliare è il Bimbo fragile troppo spesso gli Adulti fanno finta non sia stato commesso alcun errore o che quella risposta non corretta – non adeguata – non funzionale sia significativa. Anche se l’errore è lì sotto il naso di tutti e magari appena compiuto, troppi Adulti preferiscono ignorare il comportamento non ritenuto corretto, agito dal Bimbo con fragilità. Tuttavia mi sento di esprimere chiaramente il mio dissenso: questo comportamento dell’Adulto, soprattutto quando sistematico, è altamente trascurante! Anche il Bambino con disabilità intellettiva ha diritto, in una cornice di “sfida ottimale”, a ricevere una educazione e istruzione di alto livello, a essere orientato alla precisione dei suoi comportamenti mentali e corporei, alla accuratezza e bellezza delle proprie elaborazioni concrete e non, a ricevere un feedback onesto. Ricordiamoci sempre che a essere limitante non è tanto la condizione di disabilità che il Bambino vive quanto piuttosto l’ambiente circostante e l’impatto che questo ha sul Bambino. Puoi raccogliere altri spunti leggendo questi articoli: 5 modi per stimolare l’intelligenza, Apprendimento e movimento: tra emozioni, desiderio e azioni, Contenere.
- Il Bambino con disabilità non è chiamato a riflettere sul proprio agito errato: sebbene qualche volta sia persino impossibile ignorare l’errore compiuto dal Bimbo fragile perché è lì evidente e ancora presente, sotto lo sguardo di tutti, troppo spesso l’Adulto non trova il modo di coinvolgere il Bambino in una riflessione metacognitiva o semplicemente in uno veloce dialogo educativo. Forse alcuni tra noi temono che, a far notare l’errore al Bambino, lo si possa offendere, o metterlo a disagio, provocargli agitazione o rabbia. O che il Bambino non abbia le risorse per comprendere chissà che discorsi. Mi sento di farti presente due prospettive non comuni: la prima è che il vero insulto alla sua intelligenza è ritenere che lui non possa farcela a comprendere l’errore appena compiuto; la seconda è legata a quelle che io chiamo “buone abitudini cognitive”: è più impegnativo smontare una impalcatura intellettiva di abitudini non corrette e non funzionali che non imparare ex novo a fare bene, con precisione e accuratezza, una certa cosa. Tieni conto, inoltre, che meno sollecitiamo un Bimbo con fragilità in questa direzione, quella fatta di momenti di riflessione – autovalutazione – pensiero – recupero di esperienze – autoregolazione ecc, meno lo sollecitiamo così fin dai primi anni di vita, e sempre meno, crescendo, sarà predisposto al cambiamento e alla flessibilità. L’attitudine al cambiamento e alla disponibilità a riflettere sul proprio agito sono due aspetti non trascurabili nel voler sostenere e favorire lo sviluppo intellettivo di un piccolo che non si basta da solo. Di questo abbiamo parlato in alcune video lezioni del corso per Caregiver “L’intelligenza si allena” (Modificabilità cognitiva e epigenetica, L’errore come informazione) in una Newsletter precedente, Germogli di Apprendimento) e come iniziare a proporre occasioni di comunicazione e riflessione metacognitiva lo abbiamo sperimentato in queste due serate (registrate), Metacognizione e disabilità, a cui ti suggerisco assolutamente di iscriverti.
Come reagire all’errore di un Bambino con disabilità intellettiva?
A questo punto dobbiamo quindi chiederci: cosa è bene fare quando un Bimbo fragile cognitivamente sbaglia?
Certamente non mi sento di dire che esista una sola risposta, valida a prescindere per tutti e sempre. Sai che il mio è un approccio ad alta personalizzazione! Tuttavia possiamo condividere anche qua l’esistenza di almeno due semplici traiettorie, in tutta onestà intellettuale, che puoi iniziare a praticare anche tu quando riconosci il tuo Bambino in errore.
Quando ti accorgi che il tuo Bimbo ha commesso qualche errore, indipendentemente dal contesto in cui è capitato l’errore (scuola, casa, studio, ambulatorio, parco, patronato, palestra, auto ecc) chiediti per prima cosa quale sia il bisogno di funzione sotteso, ovvero quale sia quel tratto del suo “funzionare”, del suo funzionamento mentale tutto, che non sta andando tanto alla grande e che, nell’errare, sta propro esprimendo un bisogno di aiuto, una richiesta di supporto diretta o meno. Chiediti dunque: ma attraverso questo errore di cosa sta dicendo di avere bisogno? Di quale aiuto avrebbe bisogno per non commettere ancora quel tipo di errore? Abbiamo parlato di questo spesso, ti suggerisco soprattutto la una serie di webinar dedicati al potenziamento cognitivo, ma trovi qualche iniziale spunto anche nel nostro nuovo canale YouTube gratuito. Probabilmente trovare LA risposta a questo quesito non ti sarà semplice né immediato: docenti e terapisti dovrebbero aiutarti nell’elaborare qualche ipotesi da percorrere poi insieme.
In ogni caso va fatto il passaggio successivo: chiediti quindi se il tuo Bambino andava proprio messo in quella condizione, se cioè la richiesta è stata posta in modo onesto, in una cornice di “sfida ottimale” (vedi la lezione del video corso “L’intelligenza si allena”: Sfida ottimale.).
Ora sono possibili solo due risposte, ovvero:
- sì, il Bambino è stato messo realmente in condizione di sfida ottimale (bravo l’Adulto che l’ha pensata bene) ma qualcosa internamente al Bambino (scarsa autostima, poca intrapredenza, strategicità assente, ecc) o esternamente al Bambno, come ad esempio fattori esterni imprevedibili (il suono del citofono) sono inaspettatamente intervenuti, non permettendogli di farcela in questo setting (che sarà quindi da ricalibrare per la volta successiva);
- oppure no, la richiesta non era adeguata/pertinente/coerente/giusta nei tempi, nelle modalità, spazi, ritmi, contenuti, abilità ecc.
In ogni caso, qualunque sia la ragione per cui è capitato quell’errore, mi sembra importante essere consapevoli di questo e tenerlo sempre a mente: l’errore fa parte del processo di acquisizione di un certa informazione, contenuto o abilità. Non sbagliare significherebbe non pensare! Quindi c’è da augurarci che i nostri Bimbi sbaglino molte e molte volte ancora nel sano tentativo di trovare attivamente soluzioni, imparare nuove strategie, di mantenersi attivi e in fermento intellettivo!
L’errore di cui ti devi, invece, preoccupare è, per esempio, l’errore ripetitivo, quello dal quale il Bambino non riesce a affrancarsi da solo, quello che viene compiuto in modo passivo, senza attenzione, senza concentrazione, senza la sana curiosità di capire come funziona quella cosa/come è fatta o quello compiuto senza la necessaria predisposizione a provare diversamente.
In questi casi come può reagire l’Adulto? Ci predisponiamo a accogliere con serenità e un fiducia il Bambino reale, quello che abbiamo realmente davanti a noi (che è diverso dal bambino ideale che a volte può ancora abitare la nostra mente) e ci poniamo le due domande di cui sopra:
- Di cosa mi stai dicendo di avere bisogno?
- E’ dunque il momento di sostenere il tuo agire mentale (meidando perciò fattori intellettivi, interni alla Creatura) o è il momento di agire sull’esterno, modificando l’ambiente – il contesto – le circostanze – le mie richieste attraverso il compito?
Ritengo che gran parte della “magia” della cura educativa e della maestria dell’Adulto di riferimento passi proprio per questa delicata e sofisticata arte di riconoscere il “bisogno di funzione” prima, e la tipologia di sostegno da offrire poi. Spero che questo mio lavoro ti sia utile e di ispirazione nel delicato lavoro di cura e sostegno che svolgi nei confronti del tuo Bambino. Ti aspetto perciò nei commenti per sapere quale passaggio di questo articolo hai trovato utile e cosa pensi di poter iniziare a mettere in pratica! Colgo anche l’occasione di questa giornata di chiusura 2024 per augurarti un nuovo buon anno di vita: buon 2025 a tutti noi!
Per approfondire e iniziare a fare pratica, esplora queste proposte che ho selezionato:

Rachele Nicolucci: qualcosa su di me.
Mi occupo di apprendimento, dei processi cognitivi dell’apprendere e di metacognizione, a servizio soprattutto di Genitori e Docenti di un Bimbo che non si basta da solo cognitivamente.
Lo faccio in ottica neuropedagogica, metacognitiva e della pedagogia della mediazione del dott. Feuerstein.
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Perché i bambini sono ciò che li aiutiamo a diventare.
– Prof.ssa Daniela Lucangeli
Con cura,
Rachele Nicolucci
Formatrice, docente, mamma caregiver e sibling
Ideatrice di Sindrome d’Apprendimento
Insieme per un futuro migliore, un giorno alla volta.






