
Il comportamento è comunicazione, e a te il compito di comprenderlo.
“Quando un bambino si comporta male, è importante rendersi conto che gran parte di quel cattivo comportamento può esser causato dalla scarsa integrazione delle sensazioni”.
A. Jean Ayres
Gli Adulti che si prendono cura di Bambini con fragilità intellettiva, sindrome di Down compresa, spesso ci troviamo ad affrontare comportamenti che vengono percepiti (dall’Adulto) come “problematici”: il Bambino non vuole, il Bambino non collabora, il Bambino è esagerato, il Bambino ha degli atteggiamenti eccessivi, è insistente, è svogliato, è pigro, sembra non capire, scappa, è incostante ecc.
È facile, in questi casi, concentrarsi più sul comportamento del Bambino (sintomo) o sull’ambiente in cui questo comportamento si manifesta: spesso vorremmo soluzioni immediate per modificare il comportamento di risposta del Bambino, oppure ci fermiamo pensando che la soluzione (temporanea) risieda nel modificare l’ambiente (esterno al Bambino) rendendolo più su misura. Certo, modificare l’ambiente e renderlo “su misura” è molto utile, in alcuni casi assolutamente necessario; prevenire le difficoltà o complessità, rendere più accessibile l’ambiente oppure semplificarlo può veramente fare la differenza a un Bimbo che vive anche delle fragilità emotive: la confusione, i rumori, i cambiamenti di programma, continue richieste, stimolazioni eccessive, lo sappiamo, possono essere la causa nel qui ed ora della perdita di regolazione emotiva del Bambino.
Ma siamo sicuri non ci sia altro da fare? Siamo sicuri di non poter aiutare i nostri Bambini focalizzandoci sull’elemento interno che determina queste reazioni nei nostri Piccoli?
Spesso, in consulenza, mi chiedete: “Cosa posso fare per evitare ancora questo comportamento del Bambino?”; “Il mio Bimbo scappa tra le corsie del supermercato: o lo lascio a casa o è un nervosismo ogni volta”; “Il mio Bambino non vuole lavare i denti: dobbiamo tenerlo in due”; “Il mio Bambino non vuole saperne di fare la doccia: o la facciamo insieme o resta piantato a terra.”; “Il mio Bambino, pur essendo capace, non vuole mangiare da solo”; “Mio Figlio non sta imparando a leggere e scrivere”; “Il mio Bimbo in alcuni giorni non ha voglia di fare cose che saprebbe fare perfettamente” … ecc..
Se mi leggi da un po’ o mi hai scelto per fare formazione insieme saprai allora già benissimo che la mia postura, a sostegno consapevole e rispettoso del Bambino, ricerca sempre l’alleanza con lui, si sfila dal contrasto (lo scrivo chiaro: questo non significa che il Bambino abbia la responsabilità della scelta) e ha un occhio di grande riguardo rispetto l’attività cognitiva (del Bambino ma anche dell’Adulto), in modo particolare circa gli aspetti di percezione e integrazione sensoriale, ché è un elemento che gioca un ruolo chiave nella vita relazionale (se in passato hai seguito i miei workshop on line per genitori, è il momento per ripassare le registrazioni!).
Se, invece, mi leggi da poco o questo mio articolo è il primo per te, l’occasione allora è perfetta per conoscerci meglio.
Dunque, un approccio più efficace, consapevole e rispettoso richiede di guardare oltre la superficie, oltre il sintomo (il comportamento del qui ed ora del tuo Bambino) e di esplorare le possibili cause sottostanti, che spesso vanno al di là del qui ed ora. Il nostro sguardo deve allenarsi e spostarsi dal “sintomo” (il comportamento del Bambino) alla causa scatenante, origine -anche lontana- di quel sintomo. Questo articolo si propone di evidenziare come molte di queste sfide comportamentali possano essere, almeno in parte, espressioni di una fragilità in termini di integrazione sensoriale e percettiva, una difficoltà di elaborazione cognitiva che meriterebbe maggiore attenzione da parte di Genitori e Docenti.
Il comportamento come linguaggio
È fondamentale tenere a mente che il comportamento è sempre una forma di comunicazione. Il comportamento del Bambino non è un capriccio, non è una manifestazione di vizi. di sfida o di pigrizia: il Bambino comunica anche attraverso il suo comportamento. Quando soprattutto un Bambino non riesce a esprimersi verbalmente o non comprende pienamente le aspettative sociali, così come le richieste del contesto e gli input ambientali, allora il comportamento può diventare il modo attraverso cui esprimere fragilità, bisogni, frustrazioni, richieste, o disagi.
Nei Bambini che convivono con una disabilità intellettiva, questa dinamica può essere amplificata e un Genitore e un Docente dovrebbero essere informati e preparati rispetto a questo per poter diventare realmente differenziale di sviluppo e assicurare al Bambino il suo successo formativo.
L’Impatto dell’integrazione sensoriale
L’integrazione sensoriale è quel processo neurologico che, come dice il suo stesso nome, si interessa di integrare le informazioni provenienti dai vari canali sensoriali (vista, udito, tatto, gusto, olfatto ma anche propriocezione e sistema vestibolare); è quel processo neurologico, che interessa ogni individuo (anche te) e che avviene costantemente, e attraverso cui tutta la nostra persona riceve, organizza ed elabora le informazioni provenienti dai sensi.
Quando questo processo non funziona bene, si parla di disfunzione sensoriale: il che non significa che ci sia un danno nel sistema, un’assenza di funzione, quanto piuttosto un funzionamento non adeguato, un modo “problematico” di processare la sensorialità, un “mal funzionamento” (e non un’assenza di funzione). Generalmente, una disfunzione dell’integrazione sensoriale comporta una crescita non uniforme del Bambino (cit. Anna Jean Ayres). Tuttavia nei Bambini con disabilità intellettiva la dinamica può essere ancora più complessa e complicata; quindi diventa, a parer mio, ancora più significativo dare a Genitori e Docenti strumenti per affrontare la realtà quotidiana come concreta opportunità a sostegno dello sviluppo di “buone abitudini cognitive” dei propri Bambini (ne abbiamo parlato in numerosi contributi).
Il cervello individua, classifica e ordina le sensazioni – un po’ come un vigile del traffico dirige il movimento delle automobili. Quando le sensazioni fluiscono in modo ben organizzato o integrato, il cervello può usare quelle sensazioni per creare percezioni, azioni e conoscenza. Quando il flusso delle sensazioni è invece disorganizzato, la vita può diventare come un ingorgo stradale nell’ora di punta.”
(Anna Jean Ayres)
Mettiamo quindi a fuoco due punti tecnici importanti, di cui ti dirò meglio in formazione:
- Sentire uno stimolo non significa percepirlo: è fondamentale aiutare il Bimbo con fragilità intellettiva a percepire in modo completo e corretto ogni input, esterno e interno a sé, e aiutarlo a comprendere la complessità di ogni pezzettino di realtà in cui è immerso. Quando facciamo esperienze complesse, intendo dire esperienze che ci solleticano attraverso l’uso di molti canali sensoriali contemporaneamente, e che magari ci coinvolgono anche nella sfera emotiva, motoria e di pensiero, allora l’esperienza diventa realmente complessa e occorre che molti neuroni interagiscano tra di loro attraverso un grande numero di sinapsi: ogni volta per elaborare la percezione corretta e completa e il comportamento di risposta appropriato, gli impulsi devono fluire attraverso il circuito corretto. Capisci allora che ogni occasione è quella buona per iniziare o per rafforzare una buona abitudine cognitiva (circuito corretto)…
- Il processo di integrazione sensoriale ha un ruolo centrale nell’elaborazione di risposte di comportamento e apprendimento: le risposte possono essere più o meno appropriate agli stimoli, al contesto, alla relazione, ecc. Pensa che alcune studi ci dicono che ben l’80% del lavoro del sistema nervoso è impiegato in questo tipo di processo: l’integrazione sensoriale è fondamentale!!! Tieni conto che altrettanto importanti sono la capacità di facilitare e di inibire il flusso dei messaggi sensoriali: praticare l’arte della modulazione è importante, anzi direi fondamentale!
Di questi aspetti e di come praticare concretamente mediazione rispetto l’integrazione sensoriale nella quotidianità con i nostri Bambini vedremo insieme attraverso il percorso di gruppo per genitori caregiver “Community in formazione continua“.
Per ora immaginati l’integrazione sensoriale come la costruzione, da parte del Bambino stesso, del suo personalissimo “sguardo, del suo “occhiale” da cui guardare il mondo che abita istante dopo istante, giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, il mondo.
Mettiamo, ad esempio, l’esperienza del farsi la doccia: per quanto sia, per noi, apparentemente semplice è in realtà una faccenda complessa, sotto molti aspetti, anche per quanto riguarda il processo di integrazione sensoriale: il Bambino riceve input da ognuno dei suoi 5 sensi (gusto, olfatto, tatto, vista, udito) e anche ne viene sollecitato il sistema propriocettivo e vestibolare. Il fatto è che gli input non vanno solo ricevuti, ma tradotti in “percetto”, vanno rielaborati e resi significanti: sento quella sensazione e di quella informazione-sensazione me ne faccio qualcosa; sulla base di questa “interpretazione” e assunzione di significato determinerò il mio comportamento successivo, le mie emozioni, i miei pensieri. I Bambini con disabilità intellettiva, in generale, possono presentare grandi fragilità percettive e di integrazione sensoriale: spesso sono processi vissuti in modo non completo e non corretto.
E, pensiero personale, questa fragilità è spesso amplificata anche dalla mancanza di buone esperienze, dall’essere lasciati da soli a percepire il mondo o dalla carenza di esperienze sensoriali e di esperienze di movimento: quando, invece, gli Adulti comprendo questa essenziale dinamica e imparano a farsi mediatori, orientando per esempio l’attenzione del Bimbo su ciò che è veramente importante, l’orchestra Bimbo suona in modo molto differente, e, pur rimanendo -certo- alcuni tratti della condizione di disabilità, la vita inizia a scorrere in modo più fluido, per il Bambino sì, ma anche per i suoi Adulti di riferimento.
“Quando l’attività di un sistema sensoriale diventa più organizzata, o i vari sistemi sensoriali si integrano meglio tra di loro, il sistema nervoso funziona in modo più ‘olistico'”.
cit. Anna Jean Ayres
Alcuni Bambini manifestano:
- Ipersensibilità: reazioni di fastidio a stimoli sensoriali comuni, come rumori forti, luci intense, tessuti particolari o sapori specifici. Fatica a farsi lavare il corpo o a lavarsi da soli (mani, capelli, denti, doccia, ecc). Fatica posturale, in attività motorie globali e nella motricità fine; fatica nel contatto fisico. Potrebbe preferire un ambiente più calmo, tranquillo e prevedibile.
- Iposensibilità: al contrario, una ridotta risposta agli stimoli sensoriali, che può portare a una scarsa consapevolezza del proprio corpo e dell’ambiente circostante, a una minore/bassa capacità di risposta all’ambiente, a una fatica di attivazione o di percepire interesse per le attività e di sintonizzazione con gli altri.
- Difficoltà di modulazione: incapacità di regolare l’intensità delle risposte agli stimoli sensoriali, con conseguenti sbalzi d’umore, iperattività o difficoltà di concentrazione.
La dottoressa Ayres scrive: “Quando il cervello non elabora in maniera adeguata un input sensoriale, i bambini sperimentano il mondo esterno in maniera diversa. Non sempre riescono ad acquisire un’idea precisa e attendibile del loro corpo e dell’ambiente che li circonda, e questa percezione erronea ha come risultato una serie di problemi nello sviluppo e nell’elaborazione delle informazioni. Poiché essi non sempre elaborano in modo corretto l’informazione ricevuta attraverso i sensi, non possono essere in grado di adattarsi alle circostanze. La neurobiologia del sistema sensoriale è disfunzionale e quindi distorce le capacità dell’individuo di percepire il mondo in maniera corretta.”.
Cosa può fare un Genitore o un Docente?
- Favorisci le interazioni naturali e attive del Bambino all’interno degli ambienti che vive: la realtà ambientale è la dimensione per eccellenza al fine di alimentare i nostri apparati sensoriali (gusto, olfatto, tatto, odorato, udito e gravità) e così, attraverso il movimento, attiviamo sensazioni muscolari e articolari. Il cervello ha bisogno di esperienze concrete e reali per svilupparsi. L’esserci dell’Adulto in queste esperienze di realtà è molto più efficace di premi, punizioni, minacce e sgridate! Ricorda sempre che l’intelligenza è per lo più una questione di interazione con l’ambiente… Puoi approfondire con questo articolo: Uscite di apprendimento.
- Permettigli di vivere frequentemente le sue attività e esperienze preferite, quelle in cui riesce a organizzarsi bene e tramite cui accrescere la propria autostima e autoefficacia. Approfondisci riguardando i contenuti del videocorso “L’Intelligenza si allena“.
- Favorisci il gioco e l’esplorazione del tuo Bambino, l’attività all’aperto: il gioco è una dimensione preziosa dell’apprendimento e, soprattutto nel Bambino piccolo o poco esperto, va incoraggiato. Bilancia il gioco strutturato con quello libero. Puoi approfondire con: la video intervista “Apprendo giocando. Strategie per l’apprendimento ludico dei Bambini”; gli articoli del blog: Giochiamo insieme? e Cosa fare quando un Bambino sbaglia?
- Cura intenzionalmente l’ambiente in cui il tuo Bambino vive, ricordandoti che anche tu sei ambiente per lui: abbi cura delle tue reazioni ai suoi comportamenti. Approfondisci così: Quando lo spazio diventa ambiente di apprendimento; 5 modi di vivere lo spazio in casa per creare le condizioni di apprendimento.
- Favorisci lo sviluppo della competenza del sé nel tuo Bambino: il segreto per lo sviluppo sereno ed efficace di ogni apprendimento è la competenza del sé, la fiducia del Bambino non solo nelle proprie possibilità ma anche nella propria capacità di guidarsi interiormente e in modo autonomo nelle interazioni con gli altri e con l’ambiente. Approfondisci con le risorse gratuite dedicate all’argomento.
- Dagli tempo per approcciarsi a uno stimolo rispetto cui non si organizza in modo veloce e funzionale: non fuggire dalle occasioni domestiche per paura che lui perda il controllo… agisci nell’arte della modulazione e della “sfida ottimale”.
- Chiedi aiuto: rivolgiti a terapisti che possano sostenere il tuo Bimbo con un approccio olistico e di integrazione sensoriale e acquisisci strumenti e strategie per imparare a essere di aiuto nella realtà quotidiana con il tuo Bambino. Riapro le finestre di call gratuite conoscitive in vista di percorsi individuali e personalizzati, A tu per tu.
Conclusione
Iniziare a comprendere che molti dei comportamenti “problematici” nei Bambini con sindrome di Down (ma non solo!) possono essere espressione di una certa difficoltà di integrazione sensoriale e percettiva è cruciale per promuovere un approccio più rispettoso, empatico ed efficace. Spostando la nostra attenzione dal desiderio di sopprimere il comportamento non corretto alla comprensione delle sue cause interne, possiamo creare un ambiente realmente più supportivo e inclusivo, al di là del qui ed ora, che permetta anche al Bimbo più fragile cognitivamente di sviluppare, nel tempo e nella concretezza delle esperienze, il suo pieno potenziale.
Tieni conto allora che sta avvenendo il processo di integrazione sensoriale quando il nostro Bimbo pianifica, organizza ed esegue una certa reazione (risposta adattiva) coerente con lo stimolo in questione (e non solo, o non tanto, con le tue specifiche aspettative…). Considera anche che la capacità di percepire e integrare sensazioni prepara il cervello a organizzare altre, successive, funzioni, come ad esempio quelle del far di conto e di lettoscrittura.
Fammi sapere se hai trovato utile l’articolo e ci vediamo il 24 maggio a Roma: posti volutamente limitati.
Esperienze di formazione che ti offro per aiutarti:

Rachele Nicolucci: qualcosa su di me.
Mi occupo di apprendimento, dei processi cognitivi dell’apprendere e di metacognizione, a servizio soprattutto di Genitori e Docenti di un Bimbo che non si basta da solo cognitivamente.
Lo faccio in ottica neuropedagogica, metacognitiva e della pedagogia della mediazione del dott. Feuerstein.
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Se questo articolo ti ha aiutato a vedere qualcosa in più, se ti ha aperto un piccolo spiraglio, allora potresti essere pronta/o per un passo in più.
Perché i bambini sono ciò che li aiutiamo a diventare.
– Prof.ssa Daniela Lucangeli
Con cura,
Rachele Nicolucci
Formatrice, docente, mamma caregiver e sibling
Ideatrice di Sindrome d’Apprendimento
Insieme per un futuro migliore, un giorno alla volta.






